Non per me e per il modo in cui mi sento quanto digito l’ultimo punto fermo. Non per la scintilla che immagino negli occhi di chi legge e neanche perché non riesco a trovare una comunicazione migliore.
Non per me, ma per chi crede nelle mie metafore e non me lo dice e anche solo leggendo il mio silenzio è capace di cogliere tutte quelle righe che affogano, ogni giorno, nel groviglio di pensieri che sono pagata per avere in testa. Per chi mi fa dimenticare i lunedì mattina e tutti i pomeriggi di noia, per chi ancora non sa leggere ma quando imparerà, con un solo sguardo, si ritroverà nei mille anfratti che gli ho riservato. Per quella precisa vibrazione della voce quando rileggo le paturnie passate e per il modo specifico di sorridere agli errori di distrazione, di astrazione, di distruzione.
E, sì, in fondo anche per me, perché evitare gli attimi in cui cerco di arginare le perdite dell’acquedotto emozionale che mi scorre dentro significa vivere con gli occhi chiusi e, no, non è vero che sia più facile vivere così. Non per me.
per te, perché in fondo, e davvero, si vive per sé, e poi tutto il resto.
e no, non lo chiamerei egoismo. lo chiamerei essere legati a questo corpo, ciascuno il proprio. e alla propria vita. una sola. questa.