Gratitudine

Qualcuno ti ha detto “Grazie” senza sapere che saresti andata via quel giorno stesso, te l’ha detto con la consapevolezza leggera di vederti il giorno dopo e il giorno dopo ancora e tu, di rimando, lo hai ringraziato, per il tempismo, per le cose che ti ha insegnato, per aver sostituito lo sguardo sospettoso dei primi periodi con le battute in quel dialetto che ancora non capisci.
E avresti voluto ringraziare anche tutti gli altri, per averti messo in discussione e per averti criticata, ma per aver comunque continuato a fidarsi di te, come se la fiducia, da quelle critiche, ne fosse uscita solo rafforzata. Sì, un ringraziamento se lo sarebbero meritato proprio tutti visto che, con la loro incontrollabile rabbia, con la loro malinconia e con tutte le proprie peculiarità, ti hanno fatto capire che non è necessario essere perfetti per essere apprezzati da chi ci circonda; la perfezione è l’ultima cosa che importa, quando si ha la capacità di riconoscere i propri errori e la voglia di continuare a perseguire la propria strada.
Sei entrata in quel posto un anno fa, ma eri più giovane di dieci anni. Sei entrata in quel posto con la speranza di poter aiutare gli altri, ma non potevi vedere quanto gli altri avrebbero aiutato te.

E quindi grazie. Terrò al sicuro le storie delle vostre vite, le metterò nel ripiano della mente dove conservo il ricordo dei libri più entusiasmanti, degli incontri più importanti, degli istanti di vita di lucida consapevolezza, in cui tutto ciò che davo per scontato si separa in tanti pezzi di Tangram per dare vita a nuove figure.

Cambiamenti del Tempo

Francesco Bongiorni - Mindfulness

Francesco Bongiorni – Mindfulness

Sono cambiati i ritmi: ho capito davvero com’è la routine, com’è alzarsi al mattino e rimbalzare da un impegno improrogabile ad un altro impegno improrogabile ed incastrarci, in mezzo a tutti questi rimbalzi, la cura del corpo e del cuore e arrivare a fine giornata senza aver voglia di parole, né da leggere né da proferire né tantomeno da scrivere, ho gustato per la prima volta il sapore del tempo libero da sfruttare nel modo più lucido possibile perché ormai è davvero poco, ho sperimentato la frustrazione di dover dire di no ad alcuni piaceri per la troppa stanchezza, la frustrazione di dover rivalutare il puro e semplice riposo vuoto.
Poi è sopraggiunta l’influenza a ricordarmi la mia fallibilità e negli infiniti minuti con il termometro sotto il braccio e gli occhi troppo lucidi per poter ricavare qualcosa da quella pausa, ho sentito la mancanza della densità di questi ultimi mesi, ho soppesato la differenza con il periodo in cui ero libera di prenotare voli a cuor leggero e trovare comunque un modo per partire, il periodo in cui prendevo appuntamenti ai quali non mancavo mai e tutta la settimana scorreva tra chiacchiere e cose belle da fare e musica bella da ballare; ed è stato soppesando questa differenza che, d’un tratto, mi sono sentita cresciuta, ma l’ho pensato in modo dispregiativo, quindi potrei usare il participio passato “invecchiata”, solo che
Infine, è arrivata la primavera e quando, guarita, mi sono immersa nei pomeriggi soleggiati, mi sono concessa il diritto di avere dei desideri che, fino all’anno scorso, mi sarebbero parsi banali e che ora, invece, sono la benzina di questa nuova vita. Quindi sono tornata qui, dove sono conservate le briciole di nove anni di esistenza, dove i paragoni sono inevitabili, e ho scritto queste quattro righe, per la prima volta, non vergognandomi di sentire addosso il peso di tutte le trasformazioni che il tempo sembra avermi offerto.

Puntinismo d’Inverno

• Ogni abbraccio è incommensurabile: ha un suo peso specifico, un particolare sapore, un singolare significato. Solo sul calore, gli abbracci possono essere paragonati e ti accorgi che alcuni ti riparano dal freddo più di altri e ti proteggono dalla neve che arriva inaspettata e dal vento freddo che attraversa tutti i sottili strati che ti separano dal mondo esterno. Sì, un abbraccio in particolare, realizzi, ha un grado di calore così alto da non farti temere il maltempo mentre ti avvii verso il tempio del buonumore, mentre la notte ti scivola addosso portandosi dietro un intero anno di sofferenze e tu ti senti finalmente in grado di amare te stessa.

• Le parole hanno ancora la capacità di influenzarti al tal punto da aver paura del silenzio. Non riuscendo ancora a capire veramente che, a questo mondo, molti silenzi sono di gran lunga più sinceri e amorevoli di mille parole.

• Ricevi dei fiori, dei girasoli, i tuoi fiori preferiti da adulta. Ti viene in mente il primo mazzo di fiori, di rose, i fiori che, a diciassette anni, credevi dovessero piacerti – quel mazzo ricevuto all’uscita di scuola, con quel biglietto allegato “Visto che di fiori non vuoi sentirne parlare, queste non sono rose!”. Quant’erano limpide le giornate di primavera, ai tempi del liceo.

• Sei uscita, hai bevuto, riso, parlato, scherzato, ballato, hai saggiato tutte le differenti declinazioni della parola amicizia e quando gennaio è finito e molti sono tornati nelle proprie città di residenza, tu non hai temuto la solitudine, anzi sei stata felice di ritrovare, sotto ad un plaid, una serie di vecchie abitudini messe da parte.

• “Mi piaci troppo quindi ho paura di stare con te, quindi è meglio se non ci vediamo più”. Ci sono persone ancora capaci di abbandonarsi a questi ragionamenti.

• Basta fare un nome, ripenscandolo dal mio passato prossimo, e lei fa lo sguardo da Orrore e Pregiudizio. Ne ridiamo, ci accendiamo una sigaretta e io capisco che è davvero una delle persone migliori con le quali passare il tempo.

• Irene, ricordi quando ti parlavo della mia più grande aspirazione e tu non celavi la tua speranza che quest’aspirazione, questo sogno, non si avverasse mai perché eri troppo spaventata e schifata dalla categoria di persone con le quali avrei dovuto lavorare? Ebbene, ce l’ho fatta ed inizierà tutto giovedì prossimo e so che, se ci fossi stata, avresti festeggiato con me, nonostante le paure e i pregiudizi. Invece festeggio con chi c’è, con chi, pur non avendo assistito alla nascita di tale Idea, ne apprezza il realizzarsi. E inizio a sentirmi grande davvero, nel senso anagrafico e senile del termine.

Il trucco per piacere a tutti

Ma voi, vecchi amici, ve la ricordate com’era, Alice? Prima che si lasciasse andare alle manie di onnipotenza, prima di convincersi di poter riavvolgere a suo piacimento il nastro del tempo, prima di vantare tutta questa sicurezza nella propria capacità di rianimare sentimenti ormai agonizzanti o forse morti da mesi, prima ancora di sviluppare la pretesa di tenere, nella sua vita, per sempre, tutte le persone che ha amato e alle quali ora non è più in grado di dare nulla.

Prima di tutto questo, cari vecchi amici, Alice sapeva affrontare i distacchi, sapeva farsi inondare da nuovi sentimenti, sapeva lasciarsi andare per poi ritrovarsi ogni volta più felice e arricchita. È che quando si cresce, ci si convince di essere diventati più bravi a gestire le relazioni, invece ad ogni giorno, minuto, secondo passato, si perde un po’ di spontaneità e le scelte vengono fatte per conti diversi che nulla hanno a che vedere coi suggerimenti della pancia. È che quando si cresce si diventa meno taglienti, più progettuali, meno coraggiosi, più egoisti.

Sono solo cazzate e poi se avessi voluto piacere a tutti, dice Alice, bevendo alla goccia l’ultimo sorso di vino, mentre concludo il mio pensiero e gli altri annuiscono, se avessi voluto piacere a tutti, sarei nata pigiama.

Solo corpo

Bastien Vivès

Bastien Vivès

Lei è una di quelle che riescono a chiudere gli occhi, non curarsi delle persone intorno immobili, chiudere gli occhi, lasciare che il ritmo smuova le ginocchia, agiti il bacino, chiudere gli occhi, sentirsi morbide e ballare per ore. Ma non è felice, vi assicuro, è solo che quando chiude gli occhi e lascia che il corpo vada per i fatti suoi, in quel preciso momento in cui molla gli ormeggi e parte per le spiagge sconfinate del non-controllo, proprio in quell’istante, i suoi pensieri non esistono più. È solo ritmo e battito cardiaco, è solo una spina dorsale che ondeggia, un collo morbido, una silhouette che un semisconosciuto fotografa di spalle, è solo corpo.

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