Puntinismo d’Inverno

• Ogni abbraccio è incommensurabile: ha un suo peso specifico, un particolare sapore, un singolare significato. Solo sul calore, gli abbracci possono essere paragonati e ti accorgi che alcuni ti riparano dal freddo più di altri e ti proteggono dalla neve che arriva inaspettata e dal vento freddo che attraversa tutti i sottili strati che ti separano dal mondo esterno. Sì, un abbraccio in particolare, realizzi, ha un grado di calore così alto da non farti temere il maltempo mentre ti avvii verso il tempio del buonumore, mentre la notte ti scivola addosso portandosi dietro un intero anno di sofferenze e tu ti senti finalmente in grado di amare te stessa.

• Le parole hanno ancora la capacità di influenzarti al tal punto da aver paura del silenzio. Non riuscendo ancora a capire veramente che, a questo mondo, molti silenzi sono di gran lunga più sinceri e amorevoli di mille parole.

• Ricevi dei fiori, dei girasoli, i tuoi fiori preferiti da adulta. Ti viene in mente il primo mazzo di fiori, di rose, i fiori che, a diciassette anni, credevi dovessero piacerti – quel mazzo ricevuto all’uscita di scuola, con quel biglietto allegato “Visto che di fiori non vuoi sentirne parlare, queste non sono rose!”. Quant’erano limpide le giornate di primavera, ai tempi del liceo.

• Sei uscita, hai bevuto, riso, parlato, scherzato, ballato, hai saggiato tutte le differenti declinazioni della parola amicizia e quando gennaio è finito e molti sono tornati nelle proprie città di residenza, tu non hai temuto la solitudine, anzi sei stata felice di ritrovare, sotto ad un plaid, una serie di vecchie abitudini messe da parte.

• “Mi piaci troppo quindi ho paura di stare con te, quindi è meglio se non ci vediamo più”. Ci sono persone ancora capaci di abbandonarsi a questi ragionamenti.

• Basta fare un nome, ripenscandolo dal mio passato prossimo, e lei fa lo sguardo da Orrore e Pregiudizio. Ne ridiamo, ci accendiamo una sigaretta e io capisco che è davvero una delle persone migliori con le quali passare il tempo.

• Irene, ricordi quando ti parlavo della mia più grande aspirazione e tu non celavi la tua speranza che quest’aspirazione, questo sogno, non si avverasse mai perché eri troppo spaventata e schifata dalla categoria di persone con le quali avrei dovuto lavorare? Ebbene, ce l’ho fatta ed inizierà tutto giovedì prossimo e so che, se ci fossi stata, avresti festeggiato con me, nonostante le paure e i pregiudizi. Invece festeggio con chi c’è, con chi, pur non avendo assistito alla nascita di tale Idea, ne apprezza il realizzarsi. E inizio a sentirmi grande davvero, nel senso anagrafico e senile del termine.

Il trucco per piacere a tutti

Ma voi, vecchi amici, ve la ricordate com’era, Alice? Prima che si lasciasse andare alle manie di onnipotenza, prima di convincersi di poter riavvolgere a suo piacimento il nastro del tempo, prima di vantare tutta questa sicurezza nella propria capacità di rianimare sentimenti ormai agonizzanti o forse morti da mesi, prima ancora di sviluppare la pretesa di tenere, nella sua vita, per sempre, tutte le persone che ha amato e alle quali ora non è più in grado di dare nulla.

Prima di tutto questo, cari vecchi amici, Alice sapeva affrontare i distacchi, sapeva farsi inondare da nuovi sentimenti, sapeva lasciarsi andare per poi ritrovarsi ogni volta più felice e arricchita. È che quando si cresce, ci si convince di essere diventati più bravi a gestire le relazioni, invece ad ogni giorno, minuto, secondo passato, si perde un po’ di spontaneità e le scelte vengono fatte per conti diversi che nulla hanno a che vedere coi suggerimenti della pancia. È che quando si cresce si diventa meno taglienti, più progettuali, meno coraggiosi, più egoisti.

Sono solo cazzate e poi se avessi voluto piacere a tutti, dice Alice, bevendo alla goccia l’ultimo sorso di vino, mentre concludo il mio pensiero e gli altri annuiscono, se avessi voluto piacere a tutti, sarei nata pigiama.

Solo corpo

Bastien Vivès

Bastien Vivès

Lei è una di quelle che riescono a chiudere gli occhi, non curarsi delle persone intorno immobili, chiudere gli occhi, lasciare che il ritmo smuova le ginocchia, agiti il bacino, chiudere gli occhi, sentirsi morbide e ballare per ore. Ma non è felice, vi assicuro, è solo che quando chiude gli occhi e lascia che il corpo vada per i fatti suoi, in quel preciso momento in cui molla gli ormeggi e parte per le spiagge sconfinate del non-controllo, proprio in quell’istante, i suoi pensieri non esistono più. È solo ritmo e battito cardiaco, è solo una spina dorsale che ondeggia, un collo morbido, una silhouette che un semisconosciuto fotografa di spalle, è solo corpo.

Puntinismo di Dicembre

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• Hai fatto ciò per cui ti sei esercitata per anni, ma questa volta l’hai fatto davvero, con la vista annebbiata per la tensione, il cuore a mille e quaranta occhi puntati verso di te. Dopo due ore, ti sei sentita capace, volevi che ci fosse qualcuno a dirti che sei stata brava, ma non era un’esercitazione, lo hai fatto per davvero e ancora non ti sembra possibile che il passaggio dalla simulazione alla realtà possa essere così naturale e scivoloso.

• Il pensiero di tua madre ritorna molto spesso, quando leggi Dimentica il tuo nome, quando prepari i dolci natalizi, quando decidi che migliorare la qualità della tua vita sarà la tua unica priorità a tempo indeterminato. La tua sarà pur stata una madre difettosa, ma ti ha insegnato che una donna può cavarsela da sola senza dover per forza occultare le proprie debolezze.

• Ti hanno detto che sei bella e sei riuscita a crederci.

• Ti sei arrabbiata, sei stata felice, ti sei sforzata di tollerare le attese e le situazioni indefinite, sei andata a letto presto, hai patito l’emicrania, sei stata gentile con qualche sconosciuto, hai avuto voglia di piangere ma ci sei riuscita solo dopo mezza giornata, hai visto una persona andarsene all’altro mondo e tornare nel nostro solo per un soffio e, una sera, nella piena solitudine che ultimamente ti faceva soffrire, hai realizzato di non desiderare altro se non stare da sola, in quel momento.

• Hai avuto fame. Di tutto.

La Sicurissima

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Mi chiede se ho una base sicura e io dico che, sì, ovvio che ce l’ho, tutti ce l’abbiamo, no?

La mia non è solo una base sicura, è Sicurissima: mi ci posso rivolgere per problemi di cuore o per il termostato starato del frigo, posso chiedere il suo aiuto perché ho fatto un incidente e sono alle prese con un uomo che urla (e pochi sanno davvero quanto mi infastidiscano gli uomini che cercano di farmi la paternale) e questa base sicura non solo mi dà consigli relativi alle pratiche assicurative, ma anche dritte contingenti “Lascialo sfogare e non prendertela sul personale”, perché non mi ricordo quella vecchia ricetta di mamma e so che lui ce l’ha archiviata mentalmente nella cartella condivisa “Nostalgia”, perché ho letto un bell’articolo di Dave Eggers sul viaggio e ho voglia di leggergli qualche passo al telefono o semplicemente perché sono stata ad una festa divertentissima e la mattina dopo, a colazione, ho voglia di parlarne solo con lui.
La mia Sicurissima sapeva che il giorno della mia laurea sarebbe stato tristissimo per via delle Grandi Assenze e ha comprato litri di Aperol per festeggiare subito dopo, sapeva quanto tenessi a quel giubbotto che non arrivava e ha fatto mille chiamate al suo corriere di fiducia, sa quanto io sia golosa e paga mille colazioni in anticipo al bar in cui sono solita andare a sfogare il mio primario vizio capitale. La sua forza è sapere, prevedere, anticipare, arginare, tamponare, intervenire. La sua forza è essere mio fratello maggiore, ma essere in grado di comportarsi da confidente, da legale, da tecnico, da consulente, da compagno di bevute, a seconda delle situazioni; sa entrare ed uscire dal suo ruolo di continuo e, se dovessi immaginarmelo come un personaggio cinematografico, per me sarebbe Frank Abagnale Jr. in Prova a prendermi. Versatile e animato da una fantasia briosa.
Come quando io ero piccola e lui appendeva il mio peluche preferito ad una canna da pesca in modo da avvicinarlo alle mie manine e ritirarlo subito via, nel momento in cui cercavo di afferrarlo; come quando cercai di infilzargli una forchetta nella mano destra e lui mi lanciò addosso il sale, mirando ovviamente agli occhi e ridendo, ovviamente. E ora che non c’è nessuno a controllare che i rapporti tra di noi siano distesi, la cosa più violenta che possiamo fare è procurarci vicendevolmente una cardiopatia, con tutti i caffè che siamo capaci di bere quando abbiamo un po’ di tempo da passare insieme.

Mi chiede se ho una base sicura e io gli dico che, sì, ovvio che ho una base sicura, è mio fratello. E lui dice che i fratelli maggiori non valgono ma, detto da un figlio unico, credo abbia poco valore.

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