Marcate mancanze

Ero al cinema, il film era gradevole, ma l’unica cosa che mi ronzava nel cervello era il fortissimo disagio nel voler fare dei commenti che tu e soltanto tu avresti capito e, contemporaneamente, constatare la tua assenza nella poltrona accanto alla mia.
Invece ti ho dato per scontato, ti ho amato, ti ho mandato via, ti ho svalutato, ti ho ritrovato. Sfortunatamente non in quest’ordine.
Ora è primavera, le giornate lunghe, le pause pranzo al mare, l’aria calda anche di sera, non hanno lo stesso peso senza di te.
Come amavi ricordarmi con Billie Holiday, it’s too easy to blame the weather.

Puntinismo orizzontale

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• Un po’ di nervosismo, un fiume di vodka, salti troppo alti, un metatarso rotto. Anno bisesto anno funesto? Forse. Guardi il gesso e pensi “È colpa mia, è colpa mia, cazzo, è colpa mia”. Poi qualcuno ti fa notare che è sbagliato pensare che la vita punisca; la vita, tutt’alpiù, dà opportunità. Guardi il gesso e pensi che puoi scegliere di pensare che sia una punizione, che sia un ostacolo o che sia una chance di passare più tempo con te, di re-innamorarti di te.

• Passi interi pomeriggi con la tua amica di infanzia, come quando eravate in seconda elementare. Insieme avete imparato a giocare a nascondino, a campana, a fumare, a lasciarvi andare allo scorrere degli eventi, a fare progetti bellissimi e forse inattuabili. Ti scatta una foto in cui sei triste e dice che è una bella foto perché solo lei sa quanto l’immanenza della tua tristezza non possa intaccare la tua pervasiva ed amara gioia di vivere.

• Nello spazio ristretto della tua mansarda, vengono a trovarti emozioni nuove, cose che non sapevi neanche di poter provare perché, in ventinove anni di vita ed altre facezie, non ti era mai venuto in mente di spostarti on the sunny side of the street.

• Poi una sera esci, aspetti che il barista ti prepari da bere, e inizi a ballare da sola, muovendo le stampelle perfettamente a tempo e lui, porgendoti il drink, ti invita a fare attenzione. Ma nel frattempo qualcuno ti ha preso in braccio ed è la versione senza barriere architettoniche di Dirty Dancing. E tu ridi e tutti ridono e la vita sembra così facile e leggiadra da farti quasi paura.

• “Certe relazioni sono come gli orologi. Ne puoi anche comprare uno nuovo, che funziona meglio e che ti piace molto di più. Ma tu ci metterai comunque un bel po’ ad abituarti perché ormai eri, in un certo senso, persino affezionata al peso dell’altro”. Amiche sagge vengono a stendersi sul tuo letto e a snocciolare le loro teorie e tu ti senti come il protagonista di Great Jones Street: immobile mentre il mondo, nel suo convulso girare, confluisce anche a casa tua, a renderti partecipe del caso dal quale, momentaneamente, ti sei preso una pausa.

• “Hai presente quando questa sconsiderata paura dei sentimenti, ti spinge alla ricerca di relazioni vuote che poi riempi col sesso?” Altre amiche, altre teorie.

• Il conto alla rovescia è terminato, febbraio è passato, sta per iniziare il tuo ultimo anno del ventennio, fuori il tempo è volubile e tu, con tanta musica doo wop in sottofondo, apri la finestra e respiri aria nuova.

L’inizio di un Amore

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Era pomeriggio e la luce dello stretto illuminava di traverso la tua stanza, il parquet lucido, la libreria e tutti gli oggetti che avevi disposto con una maniacalità così sincera che sembravano finiti lì dentro per caso.
Ogni volta in cui mi aggiravo tra le tue cose, lo facevo con lo spirito di un bambino che rovista tra gli effetti personali dei fratelli più grandi: sorpresa, curiosità, fame, non saprei bene quale parola usare per descrivere quella spinta che sentivo dentro*.
Guardavo i tuoi libri: io avevo letto millemila classici, ma i tuoi libri! Dio, avevano sempre titoli così interessanti e dorsi così vissuti e consumati.
– Diario di un’idiota emotiva…com’è?
– Non male. Abbastanza divertente
– Uhm, te lo riporto tra un mese. E Brevi interviste con uomini schifosi?
– Beh, quello sì!
Ricordo bene quel pomeriggio, come si ricorda la prima volta in cui incroci lo sguardo di una persona che sai già di non poter fare a meno di amare per lungo tempo. Portai con me anche quel secondo libro, lo portai con me in vacanza a Palma e mi sembrava bellissimo che uno scrittore così bravo fosse ancora vivo. Ancora vivo! Te lo ripetevo di continuo, in quelle chiamate in roaming troppo costose. Poi, insomma, tutti sanno che è rimasto vivo ancora per pochi mesi e che, per le pieghe tristi che la vita inizia a prendere, anche la tua stanza diventò una frequentazione sempre più rara. Ma oggi, guardo The end of the tour, mi emoziono per tutte le belle idee che possano esser passate per la testa di uno scrittore che amo e, quando arrivano i titoli di coda, io penso a te. Alla tua casa al quinto piano. A tutti i luoghi che ormai non ci sono più. E penso che solo un certo tipo di bellezza possa sopravvivere alle distruzioni della vita quotidiana.

*So bene, però, quanto quella stanza abbia contribuito a costruire i miei gusti attuali, so bene tutte le cose che ho iniziato ad amare, proprio mentre camminavo avanti e indietro a piedi nudi tra quelle mura. Potrei ringraziarti per Wim Wenders, per un certo tipo di fotografia, per avermi insegnato a fare le liste, per la Liguria, per i silenzi e le amache, per i profumi e per i formaggi; potrei attribuire a te i brividi che ancora mi vengono quando metto su White Light/White Heat o il piacere che provo…insomma, so che sai tutto.

Lettera di autoAmore

Salpare privo di zavorre,
con le vele gonfie di poesia
(Brizzi per Numero6)

Voi non mi parlate di tramonti sul mare in solitudine, di libri che sperate non finiscano mai, di tangenziali notturne in compagnia di musica minimalista. Voi non avete visto una persona dissolversi lentamente, trasformarsi da titano a cariatide arrugginita nel giro di diciotto mesi, non avete ballato in spiaggia anche se eravate tristi. Voi non avete passato una notte in bianco per guardare due volte di seguito L’Arte del sogno e non avete neanche cercato, per una città sconosciuta, una via che portava il nome di una vita alla quale, inspiegabilmente, vi sentite molto simili. Voi non avete indossato, quella sera, quella gonna a ruota che vi alleggeriva di tutte le preoccupazioni e non avete volteggiato su note sconosciute lasciandovi trascinare dalle novità. Voi non vi svegliate la mattina con la sola voglia di infilarvi sotto un getto di acqua bollente, prima ancora del caffè, prima ancora di realizzare di essere ancora vive. Voi non riuscite ad ammettere che ciò che avete sognato per il vostro futuro ha, in realtà, dei contorni imperfetti, dei colori sgranati. Voi peccate di superficialità, care mie: siete ciò dalle quali ho sempre cercato di distaccarmi, ma siete anche le parti di me che mi salvano in periodi come questi, quelle parti che cerco sempre di nascondere almeno un po’ e che, invece, mi sollevano dal peso di tutto ciò che non mi piace e che non posso cambiare.
Bentornate a farmi compagnia perché, questo periodo confuso, in cui le navi stanche di burrasca rientrano nel porto, questo periodo è tutto e solo vostro.

L’optimisme

Cosa dovrei dirvi, cari miei. Non ci siamo visti per mesi, sentiti per settimane, abbiamo perso stralci della vita degli altri in cui sono stati cambiati i progetti, le città, i partner, i vizi; abbiamo mancato appuntamenti ed ignorato messaggi e stasera fa troppo freddo e c’è troppa gente e io sono in uno stralcio di vita abbastanza confuso e non so cosa vi passi per la testa ultimamente, ma ridiamo come sempre anche se io ho una faccia strana e nelle foto vengo triste. Cosa dovrei dirvi, se non che vi vorrei qui accanto a me vita natural durante per raccontarvi che raggiungo picchi di felicità inimmaginabile, di quella felicità che non puoi renderla in parole a distanza di tempo, anche se a volte mi rintano nell’antro buio del dubbio. Ma sì, cari miei, sono comunque felice, nonostante tutto, perché sento un mondo che gira intorno a me ed un flusso continuo di eventi dal quale, ora, posso scegliere se farmi trascinare o meno.
Ho rivalutato, miei carissimi amici, la tenerezza e la grazia di accettare persone che prima non tolleravo e ascolto tutti, o quasi, con rinnovato interesse; passo almeno un’ora al giorno in compagnia di un bambino, ballo mentre sfaccendo per casa e al mattino bevo la spremuta delle mie arance. Forse non sarò diventata propriamente salutista, potreste farmi notare, ma il mal di testa è andato via già da un po’ e io mi sento appena nata.
E questo, miei fidi compagni, è il flusso di pensieri che vi dedico per il nuovo anno. Perché so che ci sarete, sempre, a sprazzi irregolari, ma sempre. E io, per una volta, mi sono resa conto che di certezze basta averne poche, purché siano granitiche.

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