Il tizio del giornale sotto il braccio e il Maniaco nella prigione di carta

Sono quello strano figuro che, all’angolo della strada, appoggia la schiena al muro e si sofferma a leggere il giornale. [Figura stereotipata di un investigatore privato o qualcosa del genere. No. Io sono ben altro]. Sono il nemico numero uno delle "prime pagine": puntualmente le strappo e le getto nel cestino più vicino oppure le cedo al Maniaco che abita al numero 16 e che le usa come carta da parati. Impressionante, la sua casa, intendo. Un maniaco non mi impressiona mai veramente, sono i frutti della sua mente ad impressionarmi poiché, anche se prodotti da lui, assumono vita propria e centuplicano il proprio potere. L’angolo cucina di quella tana è completamente ricoperto di foto scabrose, ma contemporaneamente così dannatamente reali. Foto ritagliate dalle pagine di cronaca, salvate da qualche sito internet di informazione indipendente, recuperate da giornali che qualcuno si è curato di gettare in fondo ai rifiuti solidi urbani. Mi sembra quasi di portarmela ancora negli occhi, quell’abitazione. Vagine squartate da stupratori professionisti,bambini seviziati da pedofili occasionali, cadaveri murati da uno che "sembrava una persona per bene". Il Maniaco vive bene nella sua prigione di carta, gode di crimini che non ha il coraggio e la forza di commettere; ride di situazioni che non ha mai avuto il piacere di vivere.
Il Maniaco mi saluta cordialmente, anche se è una giornata magra oggi. Solo la foto di un tipo che si è suicidato: i particolari sono perfetti, la definizione altissima. Ma un suicidio è una cosa banale: l’uomo qualunque muore ogni mattina, il Maniaco rinasce ad ogni sofferenza.
Mi tolgo l’impermeabile di dosso, oggi. Fa caldo, ma non sono Meursault e va tutto bene, almeno per ora. 

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7 thoughts on “Il tizio del giornale sotto il braccio e il Maniaco nella prigione di carta

  1. corridrice ha detto:

    l’8 luglio ero in duomo a guardare la finale dei mondiali e affianco a noi c’era un tizio che teneva stretto in mano un giornale. noi tutti in piedi seguivamo la palla che rimbalzava di qua e li sul maxi schermo e alzavamo le bracca e gridavamo daiii, nooo, vaiiii, goooool!!! invece il signore col giornale stemperava il tutto strappando una pagina di giornale. alla fine della partita il giornale era tutto accartocciato in palline sotto i suoi piedi, mentre nel cielo i fuochi d’artificio illuminavano i nostri visi.

  2. FrancesGlass ha detto:

    quella dell’uomo col giornale sottobraccio è un’immagine che mi ha sempre affascinata un sacco. Ci sarebbe da scrivere libri su libri!

  3. corridrice ha detto:

    sìììììììììììììì! si potrebbe farne una rubrica: l’uomo col giornale sottobraccio. wow… :))

  4. voloalto ha detto:

    Hm…

    Mi chiedo se questa società fosse fatta soprattutto di maniaci come questi?
    Se poi non sia comunque meglio tappezzare le pareti della cucina piuttosto che la propria mente con immagini come quelle.

    Non dico che ci sia da chiudersi gli occhi; anzi, da aprirli, e capire a chi giova cotanta sovra-esposizione mediatica che fa solo sensazionalismo e non vera informazione.

  5. FrancesGlass ha detto:

    …e infatti tutto ciò mi è venuto in mente guardando la prima pagina di un giornale locale che, per parlare di un suicidio, metteva in bella mostra il corpo ripescato da un sub….

  6. thatfaintingthing ha detto:

    qui non c’è proprio nulla da inventare.
    siamo nel 2012 ed è tutto esattamente come allora.
    ” Il Maniaco vive bene nella sua prigione di carta, gode di crimini che non ha il coraggio e la forza di commettere”. da brividi per quanto è vero.
    e i brividi derivano anche e soprattutto perché dentro ciascuno di noi c’è un pezzo di questo.
    quando sento di donne aggredite, torturate, fette a pezzi, mi sale la nausea e la rabbia. e mi chiedo se sia solo rabbia sociale oppure il rigetto di quel millesimo di me che nel buio si nutre delle oscure devianze umane.
    poi mi dico che c’è normalità nel comprendere parti di ogni possibile modalità di essere umani e che c’è normalità nel senso di repulsione violenta di fronte a questi fatti.
    e tu che ne scrivevi già sei anni fa.
    ti sei chiesta perché hai un giorno deciso di frequentare quella parta del buio, se non altro per scriverne in un post?

    • FrancesGlass ha detto:

      c’è un’espressione del tuo commento che mi piace molto: “ogni possibile modalità di essere umani”.
      sei anni fa, avevo diciannove anni, il tizio nella prigione di carta era il giornalaio vicino al mio liceo e io ero in quella fase in cui si cerca di fare pace, inutilmente, con i diversi istinti dai quali ci si sente mossi: la violenza sconsiderata o il piacere del parlarne, mascherato da sdegno, per esempio.
      la cosa dalla quale venivo puntualmente colpita era il linguaggio di quelli che invocano la crocifissione: violento quasi quanto il crimine che vorrebbero punire.
      avevo diciannove anni, sei anni fa, e dissi alla mia professoressa d’italiano che la sua passione per porta a porta e i dibattiti su annamaria franzoni mi facevano pensare che sarebbe morta dalla voglia di vedere anche la testa spaccata del bambino.
      poi è arrivato agosto, sono sopravvissuta alla maturità, e ho deciso di scriverne sul blog.

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