For relaxing times, make it Suntory time

Tokyo abbagliante, Tokyo troppo oscura, Tokyo dispersiva, Tokyo avvolgente. Nel mare di luci e suoni della grande metropoli, stentando rimangono a galla due isole, Bob e Charlotte.  Lui, attore marito e padre decadente, disilluso, ma non abbastanza invecchiato per essere incapace di riderci su. Lei, laureata in filosofia, mentalmente disoccupata, al seguito di un marito fotografo perennemente assente nella vita di coppia. Metti una notte insonne, un isolato bar d’albergo, qualcosa d’alcolico nel bicchiere e al tuo fianco qualcuno del tuo stesso identico umore.
Quello di Lost in Translation è uno spassionato omaggio all’amicizia, seppur fugace, sincera e senza scrupoli. Un omaggio alle situazioni in cui due anime si sfiorano e , timidamente, iniziano a ballare un seducente fandango, senza dare importanza alla "fine" che incombe. Circondati da una lingua che non comprendono, Bob e Charlotte, il primo inseguito da una moglie che gli spedisce fino in Giappone i campioni di moquette e la seconda con il futuro che le soffia sul collo, si comprendono pur parlando poco e si isolano in un mondo che è un angolo privato, isolato dal Giappone, ma soprattutto dall’America; una baia di tranquillità dove è più facile tirare un sospiro di sollievo e trovare la forza per ripartire.
E non poteva esistere un titolo migliore, perché così come sono persi in un mondo che non sanno tradurre, i due si ritrovano anche sospesi in stati d’animo che non possono esseri tradotti in parole. E guardali, mentre si fissano senza l’esigenza di dire niente, perché non c’è proprio niente da dire, niente da fare. Guardali, perché quella è autentica e incantevole bellezza.
Just like honey è il pezzo musicale che impreziosisce il finale, un trionfo di sensazioni che, nate piccole, si sono amplificate lungo l’intera pellicola e che, dopo tutto, lasciano un gusto agrodolce nella bocca dello spettatore.

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3 thoughts on “For relaxing times, make it Suntory time

  1. utente anonimo ha detto:

    …necessario e dolce perdersi in un mondo intraducibile e, complice uno straniero, scopriamo la nostra parte straniera, rimasta a lungo senza traduzione.

  2. TheLegs ha detto:

    Adoro quel film. E adoro Bill Murray, sempre elegante e adatto ad ogni ruolo col suo flemmatico e pacato umorismo.

    Se hai tra le mani la soundtrack butta un occh… un orecchio sul brano di Squarepusher, credo si chiami “Tommib”. Per intenderci quello che si sente quando Charlotte, all’inizio del film, guarda il panorama della città rannicchiata contro la finestra della stanza d’albergo. Un’immagine che forse proprio la canzone rende ancora più vivida.

  3. utente anonimo ha detto:

    Grazie della visita, ottima recensione di un bellissimo film.
    Posso aggiungerti tra i miei link? ^^

    Maat

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