Good Fellas From Texas and other stories

Comunicare sembra la cosa più bella del mondo, mentre cerchi di utilizzare tutto l’inglese che la tua vecchia professoressa ha cercato di inculcarti nel cervello per cinque anni. Musica, geografia, politica, religione. Argomenti molteplici per dibattiti che si disolveranno tra meno di un’ora.
Mi sento in vena di ringraziamenti, oggi. Grazie a tutti coloro che credono nella profondità dei rapporti a breve, brevissimo termine. Grazie alle foto scattate e alle risate regalate.
Anelli economici, ma impareggiabilmente preziosi. Filando dritti, a tutto volume, verso quella splendida voce che intossica il mio stereo.
E poi, ancora un grazie per chi soffre, ma riesce a mantenersi in vita. Per chi è sotto i ferri, per chi è in rianimazione, per chi versa lacrime di dubbio. Grazie per avermi spinta fino a questa tastiera. Non si può fare a meno di scriverne.
Su scale mobili, delle quali non si riesce a scorgere la fine, l’umanità si accalca. Un dolce, ma doloroso frastuono.

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2 thoughts on “Good Fellas From Texas and other stories

  1. Laban ha detto:

    …e fra la calca su quella scala mobile sentirai tossire, sorridere, bestemmiare, piangere forse…ma poi c’è sempre qualcuno che velocemente risale i gradini tre a tre…e poi subito su in cima, che fiatone! ma che vista! ne vale proprio la pena…

  2. Irrisolto ha detto:

    In generale, si.
    In alcuni casi, no.
    Avanti così…

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