Tenderness

Dormire in macchina, accucciata sul sedile posteriore. Con la sicurezza di quel qualcuno al volante.
Chiudere gli occhi e cercare di beccare una nota con quella voce sgraziata.
Usare le braccia come una tenera cuccia per un esserino che inizia a guardare veramente.
Leggere e rielggere lo stesso pragrafo per ricercare l’emozione atavica di uno scrittore arrabbiato.
E poi arrivare su quella poltrona, dalla quale tutto sembra essere così nitido.
E pensarti.
E pensarti.
E pensarti.

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