Mad for Sadness – Sulle altrui configurazioni di tristezza

Per te che, a tuo modo, soffri. Per te che, in un pomeriggio, sei diventata il nucleo di una lunga digressione sull’invasività della donna fallica. Per te che, inconsapevolmente, hai messo un traliccio nella prateria della mia comunicazione.
Sì, proprio per causa tua ora mi ritrovo davanti a questa tastiera, consapevole di trovarmi nel luogo più discreto che Internet mi abbia riservato. I sensi dell’umanità intera si stanno stringendo in un abbraccio globale, grazie all’elettricità. Ora prendo atto della tua esistenza, nello stesso momento in cui prendo atto di quanto il mondo stia peggiorando: i messaggi nelle bottiglie non sono più sicuri come un tempo, se prima si andava incontro all’ignoto, ora si è coscienti del lancio in mondovisione dei detriti del proprio sottosuolo.
Proprio per causa tua, ed in parte per la mia caparbietà, sento la voce arrancare tra le calde ed impaurite pareti della trachea, mentre il cervello, badando solo alla sua autoconservazione, vira verso orgasmici ricordi.
E non ti conosco, e non so niente sul tuo complesso di Elettra e se starò ferma non arriverai mai tra queste righe. Poco importa. So che continuo a parlare di te usando aggettivi maschili, ma forse questo dipende solo dal mio lasciarmi coinvolgere dalle situazioni.

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