Dear, can't you see it's them it's not me?

"Non esiste un ascensore per la felicità, bisogna prendere le scale", questa massima, appesa nella sala d’attesa, fece pensare al giovane, insoddisfatto della propria esistenza, che cinquanta euro a seduta per raggiungere un equlibrio interiore erano forse sprecati, visto e considerato l’itinerario obbligatorio che lo aspettava.
Rientrando nel museo delle proprie emozioni, aggiunse l’ennesimo souvenir di un rapporto andato a male su quelli scaffali impolverati. Lo stomaco faceva male, eppure il giovane non voleva fare altro che raggiungere il tuo appartamento.
Era troppo triste. Era questo?

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2 thoughts on “Dear, can't you see it's them it's not me?

  1. oraDem ha detto:

    ma ‘sti maledetti scalini sono tipo quelli delle piramidi…

  2. TheHours ha detto:

    l’ascensore per la felicità sarebbe troppo facile. la felicità è fatta a scale. c’è chi scende e c’è chi sale scalini. tipo quelli delle piramidi. ma non egizie. le piramidi di ciceniza, in messico, dove i gradini sono uno più grande e uno più piccolo così è facile cadere…

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