La carne al sangue del ristorante dietro l'angolo

Non si possono pretendere sempre cibi ben cotti. Bisogna intravedere il sangue, alle volte, per rendersi conto della propria situazione. Per capire quando la tristezza degenera, ma si è troppo codardi per chiamarla col suo vero nome. Ho aspettato paziente di sbattere a muso duro contro gli unici toni di voce capaci di destare la mia attenzione. Ho rimosso la grammatica del dolore, ma ho valutato il filo del telefono come un indispensabile cordone.

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3 thoughts on “La carne al sangue del ristorante dietro l'angolo

  1. utente anonimo ha detto:

    Non sono le risposte ad essere un problema.
    Sono le domande che devi esporre il più chiaramente possibile.
    Senza aver paura di sanguinare.

  2. lafea ha detto:

    bella l’idea del telefono come “cordone”, mi fa pensare a qualcosa che lega agli altri in un contatto molto intimo come la mamma al suo bambino. E cmq sì quando si sanguina bisogna accettare di chiamare la tristezza col suo nome, anche se non si hanno motivi ben definiti. Per es. la tristezza è costitutiva di me anche senza motivi palesi ed ormai ci convivo a volte sanguinando di più, a volte riuscendo a rimarginare.

  3. TheLegs ha detto:

    Anche tu parli di fili, a quanto pare.
    E i tuoi sembrano così invidiabilmente resistenti.

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