Who needs toys when there's Lisa around?

Interno, casa di mia sorella – mezzanotte, postfestaprimocompleannodimionipotesuofiglio (festa, tra l’altro, orgnaizzata con l’apatia tipica di quando si è consapevoli di andare incontro alla calssica reunion di parenti che cinguettano-e che mia sorella ama identificare collettivamente con il nome "I Longobardi", occhi sgranati compresi nella pronuncia..vabbè)

Dopo lunghissime ore di malsana vita mondana dalla quale, nell’arco della nostra esistenza, ci siamo sempre defilate fingendoci ammalate, impegnate, tristi, io e mia sorella siamo riuscite ad ottenere un ritaglio spazio-temporale di calma per abbandonarci al divertimento, quello vero. Perchè noi siamo fatte così: non guardiamo in bocca al caval donato, no, noi gli spalanchiamo la bocca e, affacciandoci alle soglie della gola, facciamo in modo che la nostra risata gli risuoni nell’esofago. Il pensiero è quello che conta, e noi lo apprezziamo..sono i regali che, talvolta, danno il via ad indimenticabili risate.
Mio cognato dorme verticalmente, ignaro dello spettacolo che si perderà se continuerà a russare, io sono accasciata su una sedia e, guardando in basso, m’interrogo sul perchè le mie pantofole con l’orso, sempre estremamente gentili coi miei piedi, siano considerate di gran lunga meno sensuali delle arcigne scarpe alte delle quali mi sono liberata non appena varcata la soglia di casa. Lei, mia sorella, l’anima dello show, dondolando si porta al centro della stanza: più velocemente di quanto non sia capace di fare Superman fatto di coca, è sgusciata fuori dagli abiti eleganti, infilandosi in un pigiama fiorato, abbinato a scarpe di ginnastica verdi militari.
Diamo un primo e sommario sguardo ai pacchi regalo che ci attendono, non tutti portano il biglietto. Un gran peccato, considerando che ci piace ricordare i parenti così "Ricordi la zia Anna?" "Chi???" "Quella che ci regalò quell’orrenda statua di gesso" "Aaaaaaaaah…ho capito, sì!.
Procediamo allo spoglio.
Siamo metodiche: mia sorella ne prende uno in mano, legge il biglietto, stila una breve cronistoria dei regali ricevuti da quello stesso parente negli ultimi anni, dopodiché con cura stacca le coccarde (che opportunamente riciclerà per qualche occasione familiare) e spia il regalo, ancora incartato per metà. Segue uno sguardo profondo ed un commento poco approfondito. Mi passa la patata bollente che, con foga, finisco di pelare. E via, sciogliamo i nostri cattivi pensieri che ringhiano come dobermann davanti alle catene del buonsenso.
Non ci lamentiamo. Giochi, giochini, ninnoli piuttosto divertenti. Adduciamo questo cambio di rotta a due ipotesi:
– di questi tempi, con la globalizzazione che incalza, non ci vuole poi tanto a recarsi in un franchising per bambini e comprare qualcosa che risulti vagamente presentabile;
– i nostri cari zii, invecchiando, hanno capito che diventare la salma più ricca del cimitero non è poi un’idea così allettante ed hanno, quindi, deciso di gettare via i ricci che avevano in tasca e che impedivano loro di prendere in mano il portafogli.
Guardo le tante buste colorate con su scritte frasi obrobriose "L’incata valle dei fanciulli" "A misura di bambino" "Centrifugare a cinquanta girotondi al minuto" e via di questo passo..da studentessa di scienze della comunicazione mi portano a chiedermi chi cazzo li ha scelti questi "esperti" della comunicazione che dovrebbero definire l’efficacia di uno slogan, penso a mia sorella, laureata in scienze della formazione, che si occupa della selezione del personale => mi sale dentro una sorta di risentimento per lei e la categoria che rappresenta. Risentimento immediatamente smorzato da un timido pacchetto venuto fuori proprio tra le buste di cui sopra e dall’espressione fiera di mia sorella che sembra voler dire "Dopo ore di noia, passate a scartare regali decenti, è arrivato il momento della rivincita!". Mi guarda seria, dondolando in uno strano movimento pelvico, e mi dice "Questo è il regalo della zia Nana". Ci vorrebbe la musica di tensione che sopraggiungeva in Miami Vice nei momenti di spannung, ci vorrebbe qualcuno capace di documentare visivamente quest’evento che, nella storia della mia famiglia, sarà ricordato per sempre con ilarità e terrore. Ne siamo sicure. Il curriculum della zia Nana la dice lunga.
Mia sorella inizia a scartare il regalo con l’unghia del mignolo sinistro (è solo una tecnica per impiegare più tempo). Una frase scalfisce il silenzio della casa "All’onore civile e militare". Metto a fuoco il viso di mia sorella contratto in un espressione indescrivibile: occhi sbarrati, denti incisivi in fuori a mò di roditore, movimento pelvico smepre più accentuato. Abbasso lo sguardo sulle sue mani. Una cornice portafoto in argento, la mia miopia m’impedisce di godere appieno dello spettacolo. Allungo la mano e me lo faccio passare, con cautela. Una cornice portafoto in argento, non m’ero sbagliata, con delle fiamme in bassorilievo ed un simbolo strano, queste non si vedevano da lontano. Il riciclaggio è importante, la zia Nana lo sa. Io non l’ho neanche vista mai in faccia, ma so che ha due figli carabinieri e lo so perché non ricordo un regalo che non portasse le stigmate, il sengo indelebile della carriera dei figli. Il quadretto viene depositato sulla pila di oggetti da portare al Mercatino dell’Usato, dove vendemmo con successo un portadistintivo che la zia Nana aveva abilmente fatto passare per un "comodo portadocumenti". "Tanto la zia Nana non ci va mai al Mercatino dell’Usato", è questa la giustificazione di mia sorella ogni volta che io mi diletto in discorsi moralisti.
Siamo psicologicamente prive di energie, dopo questa botta. Mi accompagna a casa: pigiama a fiori, scarpe di ginnastica e cappotto di mio cognato sono compresi nel prezzo.

[questo post sarebbe stato pubblicato in data 21 febbraio, ma ogni volta che qualcuno visitava il mio profilo, mai così tanti da quando ho un blog, splinder si sputtanava ed io perdevo puntualmente ciò che avevo scritto, contando che una volta ero giunta alla fine. Ci sono volute un pò di ore per metabolizzare l’accaduto e riprende a scriverlo su blocco note, lontana da ogni rischio!]

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One thought on “Who needs toys when there's Lisa around?

  1. s0phi3 ha detto:

    ihih fantastico! ho letto il post mentre mangiavo la mitica coppa malù e per poco quando ho letto del pigiama di tua sorella mi sono strozzata… perchè anche io vado a prendere i dvd in pigiama col cappotto sopra 😛

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