Carlo

Che ci facevi, Carlo, con la mappa dei tavoli della biblioteca? A cosa ti serviva segnare ogni persona con un trattino, in corrispondenza del posto in cui era seduta e poi mettere in evidenza ogni trattino con una freccia? Che senso aveva, Carlo, rispettare le distanze, tanto che il trattino che rappresentava me e quello che rappresentava mia sorella erano vicinissimi, mentre quello dei due ragazzi che avevano poc’anzi litigato sottovoce erano lontani abbastanza da occupare più della metà di un tavolo? Dimmelo, Carlo, con chi parlavi, quella mattina; dimmi a chi intimavi di impugnare la pistola; dimmi chi era che, mentre tu parlavi tra i denti, si rifiutava di sparare la ragazza che avevi davanti. Ma soprattutto, cos’erano quelle risate isteriche davanti a quel giornale? che sono sicura che neanche le guardavi quelle pagine, Carlo, ridevi nel silenzio della biblioteca, ridevi urlando, Carlo, ti rendi conto? E poi continuavi a parlare al tuo interlocutore invisibile e lui non voleva sparare e tu bestemmiavi in un modo, Carlo, in un modo che mi vergogno anche solo di ricordare anche se non sono cattolica e non me ne frega niente dei Santi, della Beata Vergine e di tutti i morti di questo mondo, è solo che non te ne puoi andare in giro nelle biblioteche a bestemmiare, Carlo, perché poi succede che qualcuno ti creda pazzo, sì Carlo, pazzo. Proprio quello che ho creduto io quando hai cercato di rubare la borsa di mia sorella, perché t’ho visto Carlo, ho visto il tuo modo disinvolto di agire, Carlo e poi ho visto che eri arrabbiato, Carlo, non ti conosco e non so neanche come ti chiami veramente, ma so che eri arrabbiato nero, dietro quelli occhiali si vedevano benissimo i tuoi occhi illuminati dall’odio e dalla paura. Che t’hanno fatto, Carlo? Dimmi, che ti è successo di così brutto, Carlo? Chi ti aspetta a casa, Carlo, ogni giorno, quando torni dalla biblioteca dopo aver passato una mattina a sproloquiare?
Dove te ne vai, ora, Carlo?
Urli nel corridoio e le persone che stazionano in cerchio a chiacchierare neanche si voltano a guardarti, assuefatte come si è tutti alla noia ed alla sofferenza.

Annunci

One thought on “Carlo

  1. Ubrys ha detto:

    Già.
    Chissà dove se ne va, dopo, Carlo.

Dì qualcosa

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: