The day I was an insect

Quella rosa, sui gradini dai contorni smussati dal tempo, rimarrà lì a godere del tepore del sole, del rigenerante fresco della notte e della leggerezza della pioggia. I petali di quella rosa, attaccati alle suole delle scarpe dei ragazzini che siamo stati. Quella rosa da venti centesimi, due centesimi per petalo, ce l’avevo tra le mani, a due passi dal porto e poi, mentre Aristotele e Nietzsche e Hume e filosofi di strada ai quali ho dimenticato di chiedere il nome mi riempivano la testa con frasi sospese a metà, ecco proprio in quel momento, l’ho posata e lì è rimasta per sempre.
Tutto si è mescolato, le risate, i discorsi impossibili su vite improbabili, i pigiami sdruciti, a quel bicchiere rovesciato per terra.
E quella rosa resta lì, mentre il treno scivola leggiadro sui binari che, da oggi, porteranno sempre alla medesima meta.

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6 thoughts on “The day I was an insect

  1. shadysun ha detto:

    binari, meta, a segnare una qualche appartenenza, in un modo o nell’altro.

    anche per me “binari”, e quindi “treno”, “stazione” e “rotaie infuocate” evocano sempre le stesse due mete, perlomeno nella mia mente. una è anche la tua, l’altra l’onnipresente Città Decadente. Nella mia mente è ferma sempre al luglio dei miei 21 anni, coi gradini della Stazione di Santa Lucia roventi per il caldo, e dirimpetto la laguna con la fermata di vaporetto che porta al Lido

  2. DorianRiver ha detto:

    ancora qui per riconoscere che nonostante la tua nuova identità di gattara (^^) questi ultimi scritti, in particolare, portano profumi sottopelle.

  3. IndianoDiBombay ha detto:

    20 cent una rosa…
    ah l’inflazione!

    com’era quella cosa che all’infinito due rette parallele si incontrano? l’ho studiato o solo sognato?

  4. FrancesGlass ha detto:

    >shady: ma quante volte abbiamo parlato di partenze e binari, noi due? Non è mai abbastanza evidentemente 🙂

    >Dorian: ma è una tua tecnica quella di rivangare insulti per accostarli a (presunti) complimenti?^^ Chiamerò come te il gatto che le prende giornalmente da tutti gli altri felini del quartiere? 😛

    >Indiano: mmh. forse l’hai sognato. o forse sono io ce mi dimostro puntualmente ignorante in geometria, analisi e quant’altro.

    >ipsediggy: io sì, ma erano spine annaffiate con l’alcool, magari un po’ s’erano amorbidite. Mentre la rosa no, non pungeva: troppo economica per essere comprensiva di spine.

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