Cucchiara e Scugghias

Cucchiara e Scugghias vivevano sul terrazzino della mia casa d’infanzia, in corrispondenza della mia camera da letto. Mia madre diceva che non erano spiritelli cattivi, solo un po’ dispettosi: se disturbavo loro il meritato riposo, continuando a chiacchierare senza la benché minima intenzione di prendere sonno, era probabile che loro se la prendessero un po’ a male e iniziassero a correre da un parte all’altra del terrazzo con l’intenzione di non farmi addormentare per il resto della notte.
Nella mia famiglia, l’Uomo Nero non è mai stato visto di buon occhio, e neanche il Lupo Cattivo. Ai miei, quei due loschi figuri non stavano per niente simpatici neanche quando incedevo con i capricci e me ne andavo in giro per la casa urlando e dimenandomi. Non era il loro ambiente, insomma, ed infatti presi atto della loro esistenza solo intorno ai sei anni, attraverso un cugino che viveva praticamente con addosso il terrore di essere rapito durante la notte dall’UomoNero&LupoCattivo Corporation: sapeva che ogni sua cattiva azione gli si sarebbe ritorta contro e che i fatti di cronaca nera, riferiti dai tg che sua mamma e suo papà ascoltavano con sadico attaccamento, non avrebbero potuto neanche lontanamente fornire un’idea delle torture che avrebbe subito da quei due mostri non meglio definiti.
Ci siamo trasferiti circa cinque anni fa, da quella casa con le pareti umide, disegnata da un geometra di fine Ottocento dedito all’alcool e ai barbiturici, all’epoca ero ovviamente già bella cresciutella e non credo che Cucchiara e Scugghias abbiano fatto i bagagli per seguirci nella nuova abitazione: il terrazzino più grande e più curato di sicuro li avrebbe disorientati ed inoltre credo che iniziassero a provare la noia di vivere in una casa senza bambini. Chissà se avranno trovato un nuovo bimbo a cui fare qualche dispettuccio, chissà se tornerebbero, sapendo della nascita di mio nipote.
Io so solo che, ogni volta che penso alle mie notti bambine, penso ad una me alta a stenti un metro, con i capeli lunghi e gli occhi sproporzionatamente grandi che, ogni volta che non riesce a dormire, muore dal ridere pensando ai mostriciattoli che ha la fortuna di ospitare sopra la sua camera da letto. Folletti poco credibili anche solo per i loro nomi (Cucchiara nel mio dialetto significa cucchiaio e Scugghias è un’elaborazione spagnoleggiante del modo dialettale meno elegante che esista per definire l’ernia inguinale)…me li sono sempre immaginati così: il più giovane ricurvo come un cucchiaio delle portate buone che mia madre conserva da sempre nella credenza del salone e il più vecchio, pieno di acciacchi, con lo sguardo ancora luciferino e con una visibile ernia inguinale che gli impedisce determinati movimenti ma che non lo mette di malumore neanche per un istante.

Come potrei prendere sul serio la vita, e tutte le altre disgrazie, dopo aver avuto due amici immaginari del genere?

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3 thoughts on “Cucchiara e Scugghias

  1. utente anonimo ha detto:

    bellissimo post frances, tutti da piccoli abbiamo avuto dei cucchiara&scugghias vicino i nostri letti…io ancora ci credo……….

  2. utente anonimo ha detto:

    e se cucchiara e scugghias sapessero a memoria harry potter e combattessero come aragorn?…
    http://nonsolomamma.splinder.com/post/18466842#comment
    Laban

  3. spartakistas ha detto:

    Io da piccolo avevo paura solo che lo specchio grande in camera dei miei si animasse e mi venisse a prendere, retaggio di una febbre a 40° che mi fece intravedere cose che solo più avanti negli anni, complici numerose sostanze psicotrope, riuscii a riscoprire.
    Da me “cucchiara” è il termine col quale in italiano coretto si definisce la cazzuola, strumento utilizzato dai carpentieri per lanciare con sapiente movimento di polso, la calce sui muri.

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