La grammatica del dolore

Chi non sa popolare la propria solitudine, nemmeno sa esser solo in mezzo alla folla afffacendata
(C. Baudelaire)

Sembra che la gente non voglia veramente sapere, ma solo dare all’angoscia di morte una misura in centimetri di diametro, un nome altisonante al Male, a volte esterno ed immutabile, altre volte interno, sottopelle, pulsante e vivo. Questo dice Dafne al telefono e poi getta ciò che resta di una sigaretta, la vede saltellare e scintillare sull’asfalto, chiude la conversazione senza salutare ed insiste, senza soluzione di continuità, a ripercorrere questa considerazione quasi fosse di ceramica preziosa, importata da un posto lontano, di inestimabile ed incomprensibile bellezza.

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One thought on “La grammatica del dolore

  1. TheLegs ha detto:

    La gente non vuole sapere qual’è la misura della morte perché altrimenti morirebbe nel misurarla.

    Vabbè, taglio.

    La gente non vuole sapere, perché è più facile non sapere che c’è bisogno di sapere.

    No, peggio.

    Abbiamo paura di sapere.

    Ecco.

    E secondo me tutte le risposte ci sono, dietro l’angolo, e non le vediamo perché abbiamo paura e allora tanto meglio lasciar stare.

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