#8 Selene

Questi capelli corvini sono di Selene, stanno sul pavimento perché mia madre, in preda ad una lucidità omicida da vera psicotica decise di tagliarglieli nel sonno.
Non so bene il motivo per il quale nell’estate del 2009 Selene dormisse da noi, forse solo perché lei era una ragazza madre disperata e senza un soldo e mia madre invece aveva una famiglia felice e affievoliva i sensi di colpa verso il mondo intero aiutando il prossimo in un modo sconsideratamente ingenuo.
Fatto sta che ad un certo punto Selene decise di scoparsi il secondo marito di mia madre ed il secondo marito di mia madre si fece prendere dall’idea di promuovere l’amore universale, la famiglia allargata, la poligamia e tutte quelle cose che credi succedano solo nei film e invece succedono anche a casa nostra.
Un giorno, il 27 luglio, avevo tredici anni e due giorni, mia madre mi annunciò che avrei fatto delle vacanze sfigate da mio padre che non vedevo da circa dieci anni e che, per inciso, pronunciava biascicando in media sei parole al giorno (buongiorno-buonappetito-buonanotte). Mi disse "Vacci senza opporre resistenza, ti prego", poi disse "Devo fare qualcosa di brutto a Selene e ti giuro che se l’è meritato…tu che consigli?" e io "Non so, ma usa forbici e rasoio ché sanno di vendetta".
Tac*. Un taglio secco, nel sonno. Il rasoio l’avrebbe usato per puntarglielo alla carotide nell’eventualità si fosse svegliata durante l’operazione ai capelli, e invece niente, dormiva come un sasso, cullata dalla felicità di aver trovato un uomo che l’adorasse, una donna che le facesse da madre ed anche una sorellina piccola che l’aiutasse col bambino.
Questa foto mia madre la scattò per farmi ricordare che l’istinto femminile può farti fare brutte cose, come per esempio tagliare degli splendidi capelli alla tua rivale, fare un pompino in bagno al marito della donna che si prende cura di te o maltrattare il bimbo della donna che tua madre ha deciso di prendersi come seconda figlia.**
Il giorno in cui finì l’estate era il 4 settembre, tornai a casa e mia madre e suo marito stavano guardando un programma a quiz molto in voga a quell’epoca, nessuno mi chiese di parlare della mia estate che fu l’estate più bella della mia vita perché imparai a stare sola e a stare bene e io non chiesi loro notizie riguardo all’assenza di Selene e del suo polpettone, non chiesi neanche il motivo per il quale quella foto dovvesse restare appesa sul nostro frigo (e ci restò per sempre). Sapevo che era un buon motivo. Poi quando il tipo in tv vinse un milione di euro, andammo in cucina a preparare la cena e a Selene non ci pensammo più per circa trent’anni.

*Molto spesso ho pensato al rumore rigenerante della lama delle forbici che dava un taglio a quell’infinita bellezza nera. Ho pensato che quel rumore, in quell’istante preciso, abbia allargato sul viso ovale di mia madre il sorriso di chi sta ammazzando qualcosa per la sola necessità di sopravvivere; ho pensato che quel rumore abbia sancito la certezza di non vedere mai più Selene aggirarsi nelle nostre stanze, mentre sia io che mia madre sapevamo che suo marito sarebbe restato lì, immobile, sul suo divano amaranto, lusingato dal sentirsi conteso, protetto dall’idea di subordinazione maschile del matriarcato.

**Non è vero che lo maltrattavo quel polpettone (avvolgere un bambino in un plaid in modo che non si possa liberare e lasciarlo lì per un paio d’ore non significa mica maltrattarlo), ma qualche piccola soddisfazione dovevo pur prendermela.

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One thought on “#8 Selene

  1. spartakista ha detto:

    Sai raccontare le piccole tragedie della vita come se fossero uniche.
    Come se, alla fine, più che tragedie fossero eventi da raccontare, con una punta d’orgoglio.

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