W O D G E

Non eri Einstein, non eri niente.

Facciamo così, allora.
Io porto l’alcool e tu da fumare. Io l’animo e tu la parola.
Io la perseveranza e tu la pigrizia.
Io porto le foto che ti ho scattato quando non te ne accorgevi, porto i numeri dei fumetti che ti hanno fatto ridere di più, porto una nota e duecentomila versi di buona speranza. Tu portati dietro solo te stesso, che già è abbastanza, abbastanza per iniziare.
Mettiamo gli zaini in un angolo e ce ne andiamo a camminare per le strade di Praga, illuminate di traverso al tramonto, coi venditori e i musicisti contabili sul pontecarlo, con quegli odori concentrati tra le piccole finestre della città vecchia. E poi lasciamo gli zaini da qualche parte che Stoccolma è già distesa sulla chaise longue ad aspettarci, una dama bon ton ma disponibile.
Porto tutto, tutto quello che non posso lasciare e che non posso dimenticare, tutto l’indispensabile per non tornare, tutte le urla che ho nella testa e le centotrentatrè righe che ho nella tasca. E tu, tu porta tutto, che non si sa mai. Che imbroccando o sbagliando riusciamo a venir fuori dal mucchio.

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