J'Attendrai

Se hai fretta siediti e aspetta, c’è sempre tempo per un caffé. E’ scritto a lettere cubitali davanti al capolinea dei bus urbani, di fronte al porto. Un po’ più in basso vi è il disegno di un delfino che sorseggia un cocktail, steso in sdraio, riparandosi con un ombrellone a righe dal sole rovente – non vi è una panchina nel raggio di chilometri sulla quale sedersi e neanche un bar dove sorseggiare il caffé che questo slogan dal fine ignoto promette.
Il panorama è tutto un dispiegarsi di desolazione e degrado urbano, misto al vago odore verghiano del ciclo dei vinti.
Alle 08.02 di ogni mattina feriale, però, in prossimita del sornione delfino è possibile trovare lo sguardo basso di Laura che aspetta il 32, ha fretta ma aspetta, in piedi, e ascolta J’Attendrai, perché c’è sempre tempo per un vecchio pezzo consigliato da un vecchio amore. Ha fretta, aspetta in piedi, ascolta qualcosa che sembra davvero piacerle tanto e si ostina a scrivere fittofitto su fogli che poi getta via con furore muto, un attimo prima di salire sul bus. Non guarda la gente intorno, non si accorge dell’anziano signore che stringe tra i denti un sorriso ogni volta che vede il viso di Laura distendersi in tutta la sua giovane e cupa bellezza per le carezze acustiche di quel violino, non nota i marinai che passano e apprezzano la sua figura longilinea. Ha fretta, ma aspetta altrove, chissà dove.
Ieri, ci sono tornata ed era mutato tutto senza che fosse cambiato niente: il ragazzo che serviva le birre era quello di sempre, ma sembrava meno pimpante; la locandina de L’odio era la stessa, ma i contorni sembravano accartocciati dai casi della vita ed infine il nostro tavolo era sempre lì, ma sembrava in penombra. Per un attimo mi sono rivista com’ero allora, senza memoria e senza desiderio, tesa solo verso me stessa. Mi sono rivista e mi è venuto in mente il numero preciso dei secondi, dei minuti delle ore dei giorni, dei mesi degli anni che sono passati da quando arrossivo per il modo brusco che avevi di scostarmi i capelli dal viso e dirmi che avevi proprio voglia di vedermi.
Arriva il 34, svolta l’angolo con la calma placida che solo i bus urbani sanno avere, Laura accartoccia il foglio del bloc notes e lo getta nel cestino della spazzatura. Questo non è il suo autobus, ma lo prenderà e cambierà in via Cavallotti perchè aspettare e indugiare oltre il dovuto su certi ricordi è un lusso che, alla luce della sua situazione attuale, non può proprio permettersi.

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One thought on “J'Attendrai

  1. shadysun ha detto:

    Se hai fretta siediti e aspetta, c’è sempre tempo per un caffé.

    questa frase mi ricorda una frase letta in un libro sullo Zen "nessuno è mai morto sul cuscino della meditazione". Parole che sono come un balsamo miracoloso per una nevrotica-ansiosa-paranoica-apocalittica come la sottoscritta 😛

    Bacio Vagnona

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