Adattabilità

Te lo dico perché oggi ne ho proprio voglia, perché restare sospesa con te tra il terzo e il quarto piano, al buio, mi fa proprio venire in mente l’idea che questo momento non sia possibile rimandarlo e poi, dico, lo senti quant’è buono il tuo odore? E quant’è preciso il peso del tuo respiro?
Lo so, forse sto affrettando le cose. Lo so, non è questo il momento adatto, tu non sei la persona adatta e senza dubbio io non troverò le parole adatte. Lo so, non vorresti mai sentirle tutte quelle cose, tutte quelle cose che invece sarò costretta a dirti per poter continuare a convivere con me stessa perché devi sapere che in tutti questi giorni in cui ho scelto di tacere mi sono sentita intrappolata, non come ora che questo benedetto dannato ascensore s’è bloccato, no, mi sono lasciata prendere dalla claustrofobia nell’istante in cui realizzavo di essere in quelle mani, in quelle gambe, in quelle unghie che ti avevano fatto quello che oggi vorrei dirti, ora, mentre sudi perché non sopporti gli spazi stretti ed il silenzio al buio. Vorrei dirtelo, davvero, ma guarda, saranno arrivati i tecnici ed ecco la porta della signora Pelegalli che ci abbare dall’oblò e tu ti asciughi la fronte e io ti guardo e ti sorrido.
Citofoni all’interno nove, forse sei il fidanzato di sua figlia, io invece entro a casa mia e mi trascino tutti i pruriti dei quali non ho mai una gran voglia di parlare, mettendoli al sicuro dietro questo portoncino d’abete.

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