Gin tonic e Chardonnay

– Bianco, Edoardo Bianco, è un tipo fantastico, davvero. Devo presentartelo a tutti i costi – dico a Vanessa versandole quel che resta della bottiglia di Chardonnay ordinata appena dieci minuti fa – Perché, sai, Bianco è quel tipo di persona che esce solo il mercoledì sera, lavora giù al molo e il giovedì è la sua giornata libera, quindi di mercoledì esce e fa nottata, beve gin tonic e ti parla dei suoi amori fugaci che vengono d’oltreoceano. “Pensierino della sera: io non sono Dio” dice robe del genere Bianco intorno alle undici di sera, quando di gin tonic ne ha scolati già un bel po’.

Vanessa si porta la mano sinistra sulla guancia, a mò di piedistallo per la testa, probabilmente appesantita dalla botta dell’alcool. Io, quando fa così, la adoro: è come se usasse questo modo per dimostrarmi tutto il suo totale e smisurato interesse per l’argomento del mio monologo, nonostante le immaginabili alterazioni fisiche.

– Bè, si dà il caso che oggi sia mercoledì, quindi preparati ad incontrarlo, gli piacerai sicuramente: in generale, gli piacciono le persone che lo lasciano parlare ad oltranza e che, eventualmente, non si ergano a giudici nel momento in cui sia colto dall’impulso di cantare a squarciagola canzoni napoletane. E ti giuro, ogni volta che l’ho visto, ha iniziato a farlo senza tanti convenevoli. Ripete sempre di voler rinascere partenopeo, ma quelli come lui nascono e muoiono liguri una volta sola, per non tornare mai più.

Faccio segno alla ragazza del bar di portare un’altra bottiglia, lei mi risponde con un occhiolino. Credo di piacerle, ma credo anche che Vanessa non ci abbia mai fatto caso: strano, per una come lei che va in giro declamando la sua passione per il metodo abduttivo “Dagli indizi alla probabile causa”.

Continuiamo a parlare di Bianco e di tutti i miei amici d’infanzia, arriviamo alla quarta bottiglia e di Bianco neanche l’ombra, strano. Vanessa ora non vede l’ora di incontrarlo, dice di essere lusingata dal fatto che io la stia facendo entrare man mano nel mio mondo, fuma e si perde dietro questi discorsi che sembrano essere molto in voga tra le ragazze della sua età. Anch’io fumo, ma a questo punto non parlo, mi limito a guardarla e vedo nitida la voglia irrefrenabile di portarla a casa e baciarla e spogliarla e poi toccarla per tutta la notte, quindi le propongo di andare via e lei mi risponde con un cenno della testa mentre continua a parlare di energie, vibrazioni, influssi e desideri interpsichici.

Lungo la strada in salita che porta a casa mia, quella sulla quale organizzavamo da bambini innumerevoli cacce al tesoro, incrociamo Bianco venire giù, rigato dal sangue scuro che fuoriesce dai tagli profondi sulle braccia. Sembra persino tranquillo e io sono sin troppo ubriaco per soccorrerlo, ma quando lo guardo negli occhi colgo il messaggio sotteso alla sua espressione “Oggi mi ha preso così”, Vanessa resta praticamente immobile per qualche secondo cercando di decifrare la situazione; non succede niente, non ci diciamo niente, quando lo superiamo mi limito semplicemente a notificare che quello è Bianco e Bianco è un tipo così, a volte il mercoledì lo prende così.

Poi torniamo a casa e affondiamo nel nostro letto per giorni e Bianco ce lo facciamo venire in mente solo il mercoledì successivo quando succede tutto ciò che non avrei mai dovuto permettere che accadesse.

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