La vita nuda

E' una questione di spazi, di disponibilità di spazi, di condivisione di spazi.
Le mie cose in un trolley, la mia casa in centinaia di minuscole camere da letto dotate di vetusti impianti di filodiffusione, leggere un libro e buttare il precedente, o regalarlo, o fingere di dimenticarlo all'ennesimo check-out.
Il modo più efficiente per fare le cose è seguire un copione (minimo impegno, massimo risultato): due camicie, due giacche, due paia di boxer, biglietto, documenti, check-in, area d'imbarco, cinture di sicurezza, via. Parto da un posto, arrivo in un altro. E ogni Posto è solo un posto, uno qualsiasi, dimentico persino dove sono di preciso. Colazione continentale, cena tipica, vino contadino. Mangio solo per nutrirmi e parlo solo per concordare dettagli. Le parole pronunciate in un giorno tendono a ripetersi nello stesso ordine anche il giorno successivo e quello dopo ancora. Buongiorno, sì sono solo, avete il servizio tintoria?, vorrei un'auto una qualsiasi, avete vino al calice?, grazie, sì, perfetto grazie, basta grazie. Qualsiasi cosa seguita da un grazie, un grazie e una mancia. Tutte le persone con cui parlo sono persone alle quali, per etichetta, do la mancia o persone alle quali offro il pranzo perché devo cercare di vender loro qualcosa; un giorno finirò per dare la mancia a mio padre che, ogni tanto, mi viene a prendere a sorpresa all'aeroporto, o al massimo gli proporrò un condizionatore in offerta.
Profitti, prospetti, proiezioni, classifiche, obiettivi, target. Le parole sono importanti. Le parole sono importanti se hanno lo spazio sufficiente di esplodere, le mie parole scivolano via col getto di una doccia sconosciuta, mischiate alla schiuma del sapone offerto dall'hotel.
E poi arrivi tu e in un giorno prendi quegli spazi, persistenti nel tempo e nella distanza, e ne fai carta straccia. Monopolizzi il bagno, ti addormenti di traverso, ricopri la moquette della tua lingerie ed il ripiano dei tuoi dieci libri del cuore e non vado a cena per mangiare o comunque non mangio per nutrirmi. Ma è solo un giorno e quando ti lasci inghiottire da quel grosso palazzo d'acciaio, salutandomi distrattamente, strappi dalla mia vita l'ampiezza della tua e mi lasci con i miei spazi. Ristretti e non condivisibili.

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