La selezione naturale degli affetti

La sua non era più una vita, ma un condensato di abitudini: le piante da innaffiare, le medicine da prendere, il lavoro e il dopo-lavoro al bar, la solitudine sul divano nel quale sprofondava per mezza nottata, prima di svegliarsi controvoglia e trasferirsi in camera da letto.
Ma quella mattina aspettò ben sveglio l'ora della mia partenza, una moka sul fuoco ed un sorriso di dispiacere. E io capii che ci sono posti in cui andare e posti in cui semplicemente tornare. Quello era il posto in cui sarei voluta tornare, in cui sarei tornata, innumerevoli altre volte.
Finito il caffé, spegnemmo la sigaretta e andai a prendere il treno.
Fuori si mostrava già l'alba, timida.

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