Isole felici

Volevo citare un pezzo delle Ronettes,
ma è meglio ascoltarlo per intero.

Io, per dire, adesso aspetto solo che arrivi il momento di partire, di mettere le cuffie e guardare la mia città che si allontana, di dormire un sonno che non sembra mai veramente che si stia dormendo e poi aprire gli occhi e vedere la luce del faro, le luci della città, di sentire l’odore di umido, di salire in macchina, salire a casa e rimettersi a dormire come se fosse ancora notte. E poi svegliarmi e convincermi di essere sempre stata in quella camera.

Io, per dire, adesso sono già felice perché so che tra tre giorni lo sarò per davvero e non so bene qual è la felicità che preferisco.

 

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5 thoughts on “Isole felici

  1. kovalski ha detto:

    decontestualizzando: bella domanda. qual’è la felicità che si preferisce.
    boh, forse quella che arriva all’improvviso, direi io. tipo, inaspettata, di sorpresa.

    • FrancesGlass ha detto:

      Diciamo che alle botte di felicità, per attitudine, preferisco la felicità che sale piano, ma forse per fare un discorso del genere non si può prescindere dalle contingenze, dal contesto. Altrimenti si rischia (rischio) di diventare come Leopardi, ingobbito davanti alla finestra, il giorno che scrisse Il sabato del villaggio. 😛

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