Semantica dell’abbandono

Caldo iperbolico e non ha spicci per il tagliandino del parcheggio, Lui.
– M’aspetti in macchina e se viene l’ausiliario lo mandi a fare in culo?
– Sì sì, scendo e fumo una sigaretta qui davanti.
Si appoggia con tutto il peso sul muso dell’auto, Lei, anche se è quasi impossibile, tant’è bollente. La fotografa, Lui, da lontano e senza farsi vedere. Conosce bene quella postura abbandonata – e la ricorda bene contro quella staccionata a bere  e guardarsi intorno con noncuranza. Il segreto è negli occhi, gli aveva detto qualcuno, guardano come se non accordassero alcun significato a ciò che vedono. Il segreto è nell’abbandono, nella totale mancanza di attenzione nel tenersi in piedi, pensava Lui. La fotografa, ad ogni modo, proprio per l’abbandono, perché ancora riesce a stupirsene e si chiede ancora per quanto.

Passano bastoni, seguiti da sandali e calzini, sormontati da anziani così rugosi da sembrare di cartapesta; la coda alla farmacia di fronte si snoda lungo la zona d’ombra del marciapiede, sventolio rumoroso di ogni genere di pezzo di carta che taglia l’aria calda in due porzioni, senza facilitare la sopravvivenza in alcun modo; passano passeggini, con dentro neonati dormienti, sedati dal sole, sospinti da madri, padri, nonni, zii o chissà quale altro tipo di parentela; bambini in vacanza giocano a calcio nel proprio campo immaginario, indossando maglie immaginarie e litigando con arbitri, altrettanto immaginari, fischiano a turno  per simularne la presenza; la signora del negozio di lingerie è appoggiata allo stipite della porta d’entrata e parla concitatamente al telefono, quando sta zitta piega la gamba e si tocca nervosamente l’alluce destro; odore di pomodori freschi in cottura, forse qualcuno prepara la salsa di pomodoro, secondo la vecchia ricetta di famiglia, da imbottigliare per passarci l’invernata. Dopo che i grandi li avevano cotti, Lei schiacciava i pomodori per eliminarne i semi, facevano un rumore che già allora le sembrava affascinante.

Fumate le ultime cinque sigarette sopravvissute alla sera precedente, sospetta che sia passato troppo tempo, Lei. Oppure il suo tabagismo sta peggiorando e la coda in farmacia è stupefacentemente veloce. Formicolio ai piedi, vago senso di testa leggera, inclinazione dell’ombra dell’albero decisamente cambiata. Tempo, sì che ne è passato tanto. Senza neanche farsi troppe domande, riprende il controllo delle proprie membra e va via con una camminata stanca, Lei. Per quanto ne sa, potrebbe non tornare mai più, Lui.

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25 thoughts on “Semantica dell’abbandono

  1. v. ha detto:

    bello. molto.

  2. Topper ha detto:

    E quindi è Lei che abbandona Lui.
    Scritto benissimo, complimenti.

  3. kovalski ha detto:

    non mi è molto chiaro chi dei due sia stato rosolato sulla carrozzeria dell’auto, però 🙂

    ( su “Passano bastoni, seguiti da sandali e calzini, sormontati da anziani” è scattato un senso fortissimo di ammirazione. per la tua scrittura. davvero)

  4. kovalski ha detto:

    ps: togli “ho provato un”, ovviamente. k-dai-mille-refusi

  5. esercizidipensiero ha detto:

    non lo so. bellissimo. è che mi togli le parole. mi abituerò, lo so.

  6. rideafa. ha detto:

    òhi, Franc’, sai a còsa ho pensàto?

    a una canzòne della donà: Torno a càsa a pièdi.

    non lo so se la conosci, ma se non la conosci, e anche se màgari non ti ci garba la donà, ecco dai un’occhiàta al testo.

    ‘braccio iu.

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