Piano B

Edward Weston

Era l’Autobus Più Affollato Della Storia, ecco cos’era. Braccio teso, mano aggrappata a stenti al passamano giallo; sulle spalle, il peso di un ragazzino che, non avendo altro appiglio, le si era praticamente appoggiato addosso; nelle orecchie, della musica vecchia a basso volume. Erano starnuti, schiarimenti di voce, vetri appannati. Erano sbadigli, erano le 07.00, era lunedì. Quanta umanità, c’è troppa umanità. Non ci aveva pensato per anni, a quell’affermazione, gli stessi anni in cui non aveva ascoltato più quella vecchia musica. C’è troppa umanità, andiamo un po’ via? Ah, sì, tanti anni.
Chiuse gli occhi, dietro le lenti scure, e alzò il volume della musica.
I colpi di tosse degli altri passeggeri vennero inghiottiti da quella melodia di tempi lontani, ad ogni fermata saliva altra gente e l’aria diventava potenzialmente più irrespirabile, ma lei iniziò a sentire solo l’odore notturno degli ulivi, il peso del ragazzino alle sue spalle praticamente svanì ed era in piedi, aggrappata al passamano, è vero, ma era come se fosse ancora stesa in quell’auto, dopo aver fumato dell’erba, con le braccia sotto la testa e la testa a sfiorare quella di lui, a parlare di musica e di film e del fatto che quello fosse lo scorcio più bello di tutta quella terra sconfinata in cui si erano trovati, per sbaglio, perché pioveva, in un giorno di festa, e avevano dovuto rinunciare al pic-nic per rifugiarsi tutti sotto un tetto comune.
Amore mio, che buio c’è, che freddo fa. Il fumo ce l’ho, coraggio ce l’hai.
Hai saltato qualche verso, ripeteva lei, ridendo.
Ma non siamo nudi, ecco perché l’ho saltato. Serio.
Quegli splendidi momenti in cui non ci si chiede che piega prenderanno gli eventi e se mai ci si ferirà con medievale spietatezza. Venivano in pace, le mani di lui sulle guance di lei. Veniva in pace, lui, mentre canticchiava Eri più bella quando stavi con me, una modella che posava per me, com’eri piccola!
Ma io sto con te, seria questa volta, lei.
E lui rideva e rispondeva, sì lo so.
La canzone, come sono solite fare molte cose nella vita, sfumò lentamente, lei aprii gli occhi, prenotò la fermata e scese, per andare incontro ad un altro lunedì. Da anni, non le mancava più, lui; solo, ogni tanto, ci pensava e capiva che, nonostante tutto, era un bel pensare.

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18 thoughts on “Piano B

  1. esercizidipensiero ha detto:

    io di mestiere ascolto quelle degli altri, di storie adolescenziali -e chi lo sa, magari è per prolungare la mia, di adolescenza-, mi prende una specie di nostalgia, una cosa calda nel cuore che un po’ vorrei che tornasse e un po’ no, dicono si chiami vecchiaia…. (a proposito di adolescenza, ma cosa ci fa il k con questa immaginina da teen?)

    • FrancesGlass ha detto:

      ascolto molte persone descrivere l’adolescenza come il periodo peggiore della propria vita. per me, è stato, allo stesso tempo, bruttissimo e bellissimo, c’è una cosa che mi manca più di tutte: l’assolutezza dei sentimenti delle emozioni. a sedici anni, ogni cosa era definitiva.

      povero k, l’immaginetta da teen non l’ha scelta lui: quando non fa il login, wordpress gliene crea una mediante algoritmo (ed è un’impostazione che ho scelto io, perché sono teen dentro!!)

  2. kovalski ha detto:

    no. ci son le volte che mi logga, e le volte che non posso loggarmi.
    fai caso a giorni e orari, e unisci i puntini. tu. 😛

  3. thatfaintingthing ha detto:

    certi post li leggi e quando finisci ti accorgi che avevi gli occhi chiusi.
    e non sai come hai fatto a leggerli, ma li hai letti.

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