Linfa vitale

Vedi, i luoghi hanno una funzionalità esistenziale: puoi permetterti di affidare ad essi tutti i bei ricordi che non puoi portarti dietro, quei ricordi così belli da essere macigni, così ingombranti da impedirti di accumularne di nuovi. Puoi lasciare uno sguardo su un sentiero in riva al mare, un bacio sulla soglia, davanti ad un grande portone verde; puoi abbandonare il sapore specifico di un collo, tra le lenzuola conservate in un armadio in una precisa stanza di una precisa abitazione; puoi persino fare in modo che alcune risate continuino a risuonare, rimbalzando tra quattro pareti. I luoghi sono una cosa comoda, tu ti lasci alle spalle quanto di bello hai avuto e non hai più, ti lasci prendere dalla fame di nuovi piaceri, ma in fondo sai che ti basterà ritornare su quel sentiero, su quella soglia, varcare quel portone, aprire quell’armadio o sederti in quel soggiorno per recuperare tutto, tutto d’un tratto. E saziarti, nuovamente.

E mentre diceva tutto ciò, parlava con foga, in crescendo, come nelle arringhe finali dei film hollywoodiani. Poi, però, si calmò d’istante, lo sguardo le si ammorbidì e allora continuò.

Non ci sono più luoghi, per i miei ricordi: alcune case vengono vendute a persone che sapranno amare più a lungo di me; altre vengono persino abbattute: immagino il pietrisco sparso su quella porzione di pavimento sulla quale ero solita appoggiare le mani, le braccia tese nel piacere, mentre il mondo, per qualche minuto, perdeva qualsivoglia attrattiva; crollano persino i sentieri, smettono di esistere e tra qualche anno solo poche persone riusciranno ad indicare il vuoto e dire “Lì, lì qualche tempo fa c’era un sentiero e io ci facevo decine e decine di foto e mi piaceva perché il rumore del mare arrivava in modo diverso, lassù, e c’era una panchina di pietra sulla quale, un giorno, mi sono sentito di nuovo innamorato, dopo anni”. I miei ricordi non hanno, oltre alla mia mente, altro luogo dove albergare, ormai, ecco perché, ogni tanto, lo sguardo mi si offusca: è come aprire uno schedario e controllare che ci sia tutto, dalla a alla z, dalla mia nascita ad oggi, passare l’indice sulle diverse cartelle per assicurarsi che nulla di importante sia andato perso; è come lasciare che immagini, suoni e sapori, ormai orfani di luoghi, affondino le radici in un terreno fertile che possa, se necessario, restituir loro un po’ di

Si bloccò un attimo per pulirsi via lo zucchero dagli angoli della bocca. I dolci le piacevano molto, a differenza di tutto l’altro cibo, e Lui la trovava bellissima quando mangiava, come se l’atto stesso del nutrirsi fosse una dichiarazione d’amore.

Un po’ di linfa vitale.

14 thoughts on “Linfa vitale

  1. fare un giro nella parte vecchia del paese in cui sono nato e cresciuto. la fontana dove caddi, la baracca delle prime esplorazioni, le scale polverose della casa dei nonni, le strade in salita coi porfidi, il bosco giù al fiume dove facevamo esperimenti pirotecnici, la via in cui stavo con lei per ore e ore, il muro degli insetti, l’albergo abbandonato oggi riaperto.
    posti miei che cambiano senza di me.
    mi hai fatto venire nostalgia, sai.

  2. dovremmo scriverlo da qualche parte: il tempo del buon contagio.

  3. rideafa. scrive:

    francès, m’è venuto da pensare che io delle vòlte mi viene un pò di magone quando, non so se ti ci capita mai, mi fermo e non mi ricordo più se quei ricordi, di quei luoghi, dentro quei cassetti, sono esistiti davvero, o se io non li abbia, in un certo modo, pensati e desiderati così intensamente da averne fatto spazio, e tempo, e luogo.

    poi mi chiedo: è così importante saperlo? o fòrse quello di cui ho bisogno è sentire, solo sentire, di aver lasciato un sassolino da qualche parte a cui ritornare.
    e questo non significa niente,forse.
    o significa altro, molto altro.

    abbraccio a tu.

  4. edp scrive:

    e io, certi posti no li so sganciare dai ricordi e a volte il bagaglio è pesante, insomma a volte sarebbe poter fare una passeggiata soltanto. E più passa il tempo e più ricordi e luoghi si legano. Che sia la vecchiezza?

    • FrancesGlass scrive:

      Non è la vecchiezza, è che forse in fondo in fondo ci piace dare spessore semantico ai luoghi in modo che non siano solo dei posti.
      O almeno spero che sia qualsiasi cosa tranne la vecchiezza.

  5. Topper scrive:

    A me mancano quei luoghi dell’infanzia che, pur non essendo scomparsi, sono stati modificati talvolta anche in maniera impercettibile ma non corrispondente al ricordo che me ne ero fatto. Oltretutto io stesso sono cambiato, sono cresciuto ed, esempio stanze o corridoi che una volta mi sembravano enormi, adesso sono piccolissimi.
    Sogno di tornare da infiltrato nel condominio in cui sono nato e vedere che effetto mi farebbe esplorare il pianerottolo, la scala, l’ascensore di servizio, per non parlare della vecchia casa…

    • FrancesGlass scrive:

      Penso alla questione delle grandezze ogni volta che guardo i bambini passeggiare in centro, col naso per aria. E mi chiedo come mi sentissi, io da bimba, a vivere in un mondo di giganti.
      Sì, avevo trascurato la questione delle grandezze, pensando ai luoghi. Bravo, Top🙂

      • Topper scrive:

        C’è da dire che dipende pure da quanto si cresce, eh. Conosco persone che sono più alte di due centimetri rispetto a quando erano piccole…

  6. Paolo F scrive:

    Ciaumiau zi Betty,
    io ed il Fred abbiamo letto assieme questo tuo,arrivati alla riga 10,5 pervasi da livida empatia,ci siamo guardati negli occhi e subito abbracciati….solo i taumaturgici effetti di un pochino di sane coccole (e croccantini…)ci consentono di salutarTi con un GRAZIE……

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