Le parole degli altri

Balthus "Thérèse rêvant", 1938

Balthus “Thérèse rêvant”, 1938

Ti ritrovi solo nelle parole degli altri, ultimamente.
In quelle sintetiche di chi ti conosce da mezza vita e allora ti butta lì due frasi, sapendo che saprai giungere alla giusta conclusione e, in fondo, sperando che tu ci giunga presto, a quella giusta conclusione.
In quelle di incoraggiamento di chi ti conosce davvero da una vita e non si preoccupa di darti logica, ma solo affetto perché dopo tanti anni  è davvero la cosa che vi viene più naturale,  darvi affetto a vicenda, affetto incondizionato e difensivo e chiuso, come alla scuola materna quando vi prendevano in giro e voi condividevate giochi e pastelli solo tra voi due.
In quelle d’Amore di chi ti ha avuta per i tuoi cinque anni migliori, quegli anni in cui te ne sono successe davvero di tutti i colori, cose belle e cose orrende, e tu, tutto sommato, continuavi a sorridere e fare progetti e comprare montagne di libri perché sapevi che avresti trovato il tempo da dedicare ad ognuno di loro, in un modo o nell’altro. E poi quei cinque anni sono finiti, ma continuano ad arrivarti parole, signori miei, parole che hanno un peso ed un odore specifico che non puoi proprio ignorare.
In quelle che tua madre non ha l’opportunità di dirti, ma sai già quali sarebbero e ormai sai fartele bastare.
In quelle ambivalenti, o a volte totalmente anaffettive, di chi credeva di poterti fare a fette e, come una crostata venuta male, prendere la parte buona e buttare via il bordo più duro.
In quelle di un libro che ti sei regalato per augurarti una rinascita e ti metti a leggerlo sotto il plaid e, dopo mesi, non ti senti sola ad essere sola.
Ti ritrovi nelle parole degli altri, ma non viene fuori un disegno unitario,  per ora. Ritrovi una persona che sa distinguere ciò che le fa bene e ciò che le fa male, ma spesso continua a dedicare le sue energie solo a ciò che la danneggia, una persona capace di provare legami assoluti, ma che solo poche volte non si sente vulnerabile ad esprimerli e verbalizzarli, una persona che, attraverso intrecci sconosciuti dell’essere un essere umano, può risultare amabile e può risultare anche inutile, sostituibile in un batter d’occhio. Ti ritrovi, a pezzi, ti ritrovi come un abbozzo, un progetto in divenire, ma, le parole di quel libro ti dicono che anche solo questo costituisce un ottimo punto di partenza.
E, infine, le parole che ti dici ti dicono che ora è finalmente Tempo di ri-partire.

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8 thoughts on “Le parole degli altri

  1. edp ha detto:

    E’ che io riesco sempre e solo a dirti che sei bellissima, Frances. Ah no, oggi ti segno in rosso quel “verbalizzarli” che fa relazione ai Servizi, che fa quei libroni grossi che sia tu che io abbiamo sulla libreria, che quando non capisco ti guardo con la lente dei miei manuali. Ed è sempre un casino, poi. Ma tu resti bellissima uguale, anzi di più.

    • FrancesGlass ha detto:

      Hai ragione, edp.
      È che, scrivendo quella parola, pensavo ad un qualcuno che mi rimproverò di non saper rendere in parole ciò che sento, dicendomi che non so “verbalizzare”.
      È che mi lascio distrarre da gente che ha libroni diversi dai nostri, sulla libreria.

      Le tue sono tra le parole più belle, sempre.

  2. edp ha detto:

    manca un fa, nella terza riga da sopra, tra la seconda e la terza parola da destra. 😉

  3. Esposti ha detto:

    ciao frances
    ogni momento è buono per ri-partire
    a volte anche senza parole
    abbracci da vecchio blogger (indovina un po’ :-)?)

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