Dei silenzi imperturbabili

Alla fine, ci sono andata, in quel posto.
C’erano due antiche masserie immerse nel verde, le palme sul viale d’entrata, una decina di ragazzi che parlavano in cerchio nel grande atrio di marmo e la direttrice nel suo ufficio, vestita in modo informale. Passando in macchina, verso il parcheggio, ho visto l’orto ed i cavalli, ho notato come solo il rumore del mio motore rompesse un silenzio altrimenti solido, imperturbabile.
Ci sono andata e la persona di fronte a me non faceva che ripetermi che in un posto del genere non si lavora con la pretesa di cambiare gli altri, di “guarirli”, o con la tendenza ad impietosirsi. Si lavora animati dalla predisposizione ad ascoltare ed imparare ogni singola persona, con la sua storia personale ed in nulla generalizzabile. E, anche se era il classico discorso banale, sentito dai primi anni di università, in quel momento, in quel luogo, circondata da tutte quelle persone che continuavano a svolgere le proprie silenziose attività, a me è sembrato di capire veramente che cosa volesse dire.
Infine, ho pensato a te. Chissà se ci sarei mai finita, in un posto così, se non ti avessi incontrato, capito ed amato; chissà se a te sarebbe piaciuto pensarmi al lavoro tra quegli alberi, a parlare la lingua semplice del dolore e della reazione al dolore. So solo che in un pomeriggio di luglio, mentre eravamo seduti sui gradini dell’ex convitto, ho appoggiato il viso alle tue ginocchia e ho iniziato a piangere perché avevo paura di non rivederti più. Ci conoscevamo da tre giorni, ti avrei rivisto per altri cinque anni, mi hai appoggiato una mano tra i capelli, muto di un silenzio imperturbabile, e hai iniziato a starmi vicino come mai nessuno ha saputo fare, nella mia vita, anche se il caldo ti faceva soffrire e l’idea di partire ti mandava in ansia. Ma io, tutto ciò, in quel pomeriggio di luglio, sui gradini dell’ex convitto, ancora non lo avevo capito.

4 thoughts on “Dei silenzi imperturbabili

  1. Paolo F scrive:

    Signorina le comunichiamo che ha fatto venire la pelle d’oca alla DarkSideofOurSouls…..sempre che i gatti usino la stessa espressione🙂
    I portatori in-sani di sensibilità rendono sempre tutto meno banale…..

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