L’estate per Irene

Quest’estate, sprazzi di sole affogati da temporali imprevedibili, fresco di sera e giacca di cotone appoggiata sulle spalle scoperte, quest’estate sarebbe stata l’estate per te, che odiavi il caldo e iniziavi da giugno ad aspettare l’arrivo dell’autunno. E odiavi anche il mare ed i miei piedi sporchi di sabbia e la città piena di turisti vestiti male. Quest’estate è diversa, non sembra neanche di essere dove sono realmente: guardo il tramonto, seduta sul davanzale, e ascolto De Gregori perché a me non è mai piaciuto, ma a te sì ed eri fottutamente intonata quando canticchiavi i suoi pezzi, girovagando per casa Irene, al quarto piano, è lì tranquilla, si guarda nello specchio e accende un’altra sigaretta .
E va così, cerco di abituarmi alla assenze, ma poi mi capita di restare bloccata in centro, di notte, per un temporale che mi impedisce di tornare a casa e lì sotto, sotto il balcone che tenta di proteggermi dall’acqua, penso che se non ci sei tu a preoccuparti per me, allora un po’ sola lo sono per davvero, ma è una solitudine pacifica, non lacerante; una solitudine che, a volte, mi blocca e mi fa chiedere “Chissà cosa ne penserebbe?”, me lo chiedo pur sapendo di non poter ricevere risposta. Vai a capire perché poi.

2 thoughts on “L’estate per Irene

  1. Topper scrive:

    Lei ci sarà sempre a preoccuparsi per te e, se ti chiedi cosa penserebbe, è perché in fondo lo sai anche tu.

  2. kovalski scrive:

    c’è così tanta dolcezza qui, a volte…

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