Paris calling

Ho accompagnato K. in stazione e sono tornata in comunità. Per la prima volta, gli ho detto di saper parlare la sua lingua madre, nella quale mi ha poi detto di essere felice di essere libero e allora io ho citato quella famosa frase di Sartre, per dirgli che la libertà implica delle grosse grossissime responsabilità, lui mi ha detto che sono colta e che si sarebbe preso cura di sé e che non c’era bisogno di dirci addio perché ci saremmo rivisti a Parigi “Tu starai facendo un viaggio e io sarò tornato al mio lavoro a Montparnasse”. Ecco, io so che forse non riuscirà a prendersi cura di sé e che quasi sicuramente non lo rivedrò più, né a Parigi né altrove, ma l’ho lasciato in stazione sorridendo, sperando di sbagliarmi almeno sul primo punto. Il treno se l’è portato via e io sono tornata in comunità, riflettendo sui distacchi.

Ho trovato L. che infilava i peperoncini lungo un filo, non so di quale materiale, gli altri erano seduti in cerchio e lo guardavano, cercando di capire come fare. L. è il caposaldo del gruppo, ma un giorno andrà via anche lui e andrà via anche D. che adesso rivolge la parola solo a me, anche M. che vuole tutto e subito e ripete “Mena mena mena” così tante volte che alla fine non lo senti neanche più. E. che continua a starnutire da un mese, maledicendo il metadone; B. che mi parla sempre dei suoi figli e vorrebbe essere di nuovo a casa per la festa patronale; F. B. e F. che sono appena arrivati e ancora evitano di guardarmi negli occhi; V. con le sue pagine di diario lette ad alta voce e le cose migliori lasciate tra le righe; A. che si guarda i tatuaggi e dice di volergli togliere tutti, P. che legge e rilegge Opinioni di un clown e tutti quanti, con i loro modi sbilenchi di stare al mondo e con la loro capacità di sorridere ed incazzarsi nel tempo di un respiro, tutti questi uomini che, per una combinazione di scelte ed imprevisti, si ritrovano tra queste mura antiche a raccontare le proprie storie di vita, tutti quanti, un giorno, andranno via, in cerca della propria Parigi e andrò via anch’io e, per ora, vorrei solo riuscire a conservare nella mente i dettagli di ognuno di loro e, quando sarà tempo, trovare il modo giusto di salutarli, uno ad uno.

 

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