La Sicurissima

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Mi chiede se ho una base sicura e io dico che, sì, ovvio che ce l’ho, tutti ce l’abbiamo, no?

La mia non è solo una base sicura, è Sicurissima: mi ci posso rivolgere per problemi di cuore o per il termostato starato del frigo, posso chiedere il suo aiuto perché ho fatto un incidente e sono alle prese con un uomo che urla (e pochi sanno davvero quanto mi infastidiscano gli uomini che cercano di farmi la paternale) e questa base sicura non solo mi dà consigli relativi alle pratiche assicurative, ma anche dritte contingenti “Lascialo sfogare e non prendertela sul personale”, perché non mi ricordo quella vecchia ricetta di mamma e so che lui ce l’ha archiviata mentalmente nella cartella condivisa “Nostalgia”, perché ho letto un bell’articolo di Dave Eggers sul viaggio e ho voglia di leggergli qualche passo al telefono o semplicemente perché sono stata ad una festa divertentissima e la mattina dopo, a colazione, ho voglia di parlarne solo con lui.
La mia Sicurissima sapeva che il giorno della mia laurea sarebbe stato tristissimo per via delle Grandi Assenze e ha comprato litri di Aperol per festeggiare subito dopo, sapeva quanto tenessi a quel giubbotto che non arrivava e ha fatto mille chiamate al suo corriere di fiducia, sa quanto io sia golosa e paga mille colazioni in anticipo al bar in cui sono solita andare a sfogare il mio primario vizio capitale. La sua forza è sapere, prevedere, anticipare, arginare, tamponare, intervenire. La sua forza è essere mio fratello maggiore, ma essere in grado di comportarsi da confidente, da legale, da tecnico, da consulente, da compagno di bevute, a seconda delle situazioni; sa entrare ed uscire dal suo ruolo di continuo e, se dovessi immaginarmelo come un personaggio cinematografico, per me sarebbe Frank Abagnale Jr. in Prova a prendermi. Versatile e animato da una fantasia briosa.
Come quando io ero piccola e lui appendeva il mio peluche preferito ad una canna da pesca in modo da avvicinarlo alle mie manine e ritirarlo subito via, nel momento in cui cercavo di afferrarlo; come quando cercai di infilzargli una forchetta nella mano destra e lui mi lanciò addosso il sale, mirando ovviamente agli occhi e ridendo, ovviamente. E ora che non c’è nessuno a controllare che i rapporti tra di noi siano distesi, la cosa più violenta che possiamo fare è procurarci vicendevolmente una cardiopatia, con tutti i caffè che siamo capaci di bere quando abbiamo un po’ di tempo da passare insieme.

Mi chiede se ho una base sicura e io gli dico che, sì, ovvio che ho una base sicura, è mio fratello. E lui dice che i fratelli maggiori non valgono ma, detto da un figlio unico, credo abbia poco valore.

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