Un titolo semplice, ma impronunciabile

First time that I saw you
Teeth squeezed my lips
And I thought I’d die without you
But you’re here and it’s clear that it’s
Just a state of mind, running through the times
Keeping us alive
Just a state of mind, keeping us in line
Before we take a dive
(Graham Coxon – Just a state of mind)

Una cosa è certa: di storie ne hai raccontate a bizzeffe. Storie vere o solo desiderate, affidate alla tastiera o all’orecchio degli amici o all’oblio del tuo cervello. Le storie non sono mai state poche, da tanti anni a questa parte. Ma la storia più bella che tu abbia mai raccontato è venuta fuori dalla tua bocca con una venatura di alcool sul tuo alito, mentre eri su un marciapiede di una città enorme che sembrava poter coprire le tue parole, poi seduta sul bracciolo di una poltrona, tra le pareti gonfie di musica; eri, prima in piedi e poi seduta, con lo sguardo totalmente fisso verso il tuo interlocutore e gli raccontavi di quindici anni, di quindici lunghi anni che avete vissuto insieme, anche se non sempre fisicamente insieme, gli hai raccontato tutto il film che hai visto con i tuoi occhi: hai voluto raccontargli dell’emozione per l’acquisto di un paio di biglietti, di tutto il tempo che passavi con altre persone ma che avresti voluto passare con lui, di quella volta che era notte e tu non volevi mettere in moto e andare via. E ad ogni dettaglio, ad ogni sfumatura, ti faceva eco un “Era esattamente così anche per me”. Poi ti è stata raccontata la storia di Don’t go away e di quella vicinanza che c’era e facevate finta di non vedere, ti è stato raccontato di un allontanamento quasi forzato e di tanti, troppi pensieri a riguardo. Erano storie che conoscevi bene da tempo, ma da tempo ignoravi il fatto che fossero narrazioni condivise e non una tua opera originale. “Quando sono vicina a te, mi ricordo ciò che mi piace davvero” senti la tua voce e senti di non poterla controllare. È una storia che non sai dire se sia triste o felice perché racconti di un angolo in cui tieni un’idea, la cosa che più ti fa emozionare, e non sai dire se è attuale, passata o senza tempo. Perché il tempo ci sfugge, ma il segno del tempo rimane. Quello che adesso sai è che la storia più bella che tu abbia mai potuto concepire, così spaventosa tanto è enorme rispetto a te e sedimentata nella tua vita come l’unico tassello in oro di un grande mosaico, quello che adesso sai è che la storia più bella che tu abbia mai potuto concepire non è venuta in mente solo a te, è incantevole e durevole perché ci avete lavorato in due, in silenzio, senza dire nulla sull’enorme elefante che era seduto tra voi mentre provavate ad essere buoni amici. E adesso punto fermo e si va a capo per un nuovo capitolo dal genere totalmente sconosciuto.

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