Lost in December

Ottobre è stato, come al solito, un mese senza pietà.
Novembre è stata la solita ricerca di calore e di certezze, di serie tv da guardare in compagnia mangiando pop-corn e di sere nel fine settimana in cui ci si abbandona al sonno e alla vita domestica senza troppe riserve.
Gennaio, invece, si sta rivelando il mese della resa dei conti: un susseguirsi di giorni in cui valuti ciò che ti capita, le persone che ti circondano e ciò che dicono, ma anche i tuoi stessi pensieri e, per ogni elemento, inizi a pensare se vale la pena conservarlo o lasciarlo andare via, come un capo d’abbigliamento liso che occupa solo spazio nell’armadio.
Ma è di Dicembre che voglio parlare perché, almeno per una volta, di cose liete bisogna pur scrivere.
Dicembre che mi ha portata lontana da casa, lontana da tutti tranne una persona, mi ha insegnato due o tre cosette che spero di riuscire a ricordare almeno per il resto dell’anno.

Ho capito che, a volte, intrapendiamo delle strade nuove e mozzafiato accompagnandoci a persone che pensiamo diventeranno delle costanti, allontanandoci dai nostri rispettivi punti di partenza come se non dovessimo più farci ritorno, invece, per la maggior parte delle volte, non si tratta di cambi di direzione, ma di piccole deviazioni che la vita ci fa fare, spingendoci su sentieri intricati e divertentissimi, per poi farci tornare sempre e comunque nei luoghi e tra quelle persone che ci fanno sentire al riparo. E le costanti sono le vecchie costanti e forse siamo ormai troppo cresciuti per farcene delle nuove.

Ho imparato che quella persona con cui riesci a condividere tutto, ventiquattro ore su ventiquattro, è la persona veramente giusta solo se non smetterà di apparirti come una presenza sempre nuova, sempre da scoprire, sempre con la stessa fame.

Si è reso chiaro che certe volte perdonare è l’esercizio di pensiero più difficile che sia stato inventato e che, molto spesso, sia praticamente impossibile accettare di essere feriti dalla stessa persona che ci dona amore incondizionato. Ma ho anche imparato che, se riesco a perdonare me stessa nonostante le strategie sottilmente autosabotanti che da sempre attuo, allora posso perdonare anche gli altri. O fingere di farlo. O rassegnarmi all’esistenza della scala di grigi nel genere umano.

E, dunque, quella cosa che si dice, Perdersi è meraviglioso, forse è assolutamente vera. Perdersi tra strade inconsuete, sapendo di poter tornare sul percorso originario, perdere alcune costanti sapendo che, se sono costanti, riaffioreranno da qualche parte, perdere quelle che non sono costanti e l’attaccamento nei loro confronti, perdere qualsiasi difesa nei confronti di chi ci ama, nei confronti di chi amiamo…sì, è davvero meraviglioso.

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3 thoughts on “Lost in December

  1. Molto commedia,molto Divina…Mi stupisci sempre zia Betty

    E alfin riuscimmo
    A riveder le stelle

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