Puntinismo di Dicembre

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• Hai fatto ciò per cui ti sei esercitata per anni, ma questa volta l’hai fatto davvero, con la vista annebbiata per la tensione, il cuore a mille e quaranta occhi puntati verso di te. Dopo due ore, ti sei sentita capace, volevi che ci fosse qualcuno a dirti che sei stata brava, ma non era un’esercitazione, lo hai fatto per davvero e ancora non ti sembra possibile che il passaggio dalla simulazione alla realtà possa essere così naturale e scivoloso.

• Il pensiero di tua madre ritorna molto spesso, quando leggi Dimentica il tuo nome, quando prepari i dolci natalizi, quando decidi che migliorare la qualità della tua vita sarà la tua unica priorità a tempo indeterminato. La tua sarà pur stata una madre difettosa, ma ti ha insegnato che una donna può cavarsela da sola senza dover per forza occultare le proprie debolezze.

• Ti hanno detto che sei bella e sei riuscita a crederci.

• Ti sei arrabbiata, sei stata felice, ti sei sforzata di tollerare le attese e le situazioni indefinite, sei andata a letto presto, hai patito l’emicrania, sei stata gentile con qualche sconosciuto, hai avuto voglia di piangere ma ci sei riuscita solo dopo mezza giornata, hai visto una persona andarsene all’altro mondo e tornare nel nostro solo per un soffio e, una sera, nella piena solitudine che ultimamente ti faceva soffrire, hai realizzato di non desiderare altro se non stare da sola, in quel momento.

• Hai avuto fame. Di tutto.

La Sicurissima

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Mi chiede se ho una base sicura e io dico che, sì, ovvio che ce l’ho, tutti ce l’abbiamo, no?

La mia non è solo una base sicura, è Sicurissima: mi ci posso rivolgere per problemi di cuore o per il termostato starato del frigo, posso chiedere il suo aiuto perché ho fatto un incidente e sono alle prese con un uomo che urla (e pochi sanno davvero quanto mi infastidiscano gli uomini che cercano di farmi la paternale) e questa base sicura non solo mi dà consigli relativi alle pratiche assicurative, ma anche dritte contingenti “Lascialo sfogare e non prendertela sul personale”, perché non mi ricordo quella vecchia ricetta di mamma e so che lui ce l’ha archiviata mentalmente nella cartella condivisa “Nostalgia”, perché ho letto un bell’articolo di Dave Eggers sul viaggio e ho voglia di leggergli qualche passo al telefono o semplicemente perché sono stata ad una festa divertentissima e la mattina dopo, a colazione, ho voglia di parlarne solo con lui.
La mia Sicurissima sapeva che il giorno della mia laurea sarebbe stato tristissimo per via delle Grandi Assenze e ha comprato litri di Aperol per festeggiare subito dopo, sapeva quanto tenessi a quel giubbotto che non arrivava e ha fatto mille chiamate al suo corriere di fiducia, sa quanto io sia golosa e paga mille colazioni in anticipo al bar in cui sono solita andare a sfogare il mio primario vizio capitale. La sua forza è sapere, prevedere, anticipare, arginare, tamponare, intervenire. La sua forza è essere mio fratello maggiore, ma essere in grado di comportarsi da confidente, da legale, da tecnico, da consulente, da compagno di bevute, a seconda delle situazioni; sa entrare ed uscire dal suo ruolo di continuo e, se dovessi immaginarmelo come un personaggio cinematografico, per me sarebbe Frank Abagnale Jr. in Prova a prendermi. Versatile e animato da una fantasia briosa.
Come quando io ero piccola e lui appendeva il mio peluche preferito ad una canna da pesca in modo da avvicinarlo alle mie manine e ritirarlo subito via, nel momento in cui cercavo di afferrarlo; come quando cercai di infilzargli una forchetta nella mano destra e lui mi lanciò addosso il sale, mirando ovviamente agli occhi e ridendo, ovviamente. E ora che non c’è nessuno a controllare che i rapporti tra di noi siano distesi, la cosa più violenta che possiamo fare è procurarci vicendevolmente una cardiopatia, con tutti i caffè che siamo capaci di bere quando abbiamo un po’ di tempo da passare insieme.

Mi chiede se ho una base sicura e io gli dico che, sì, ovvio che ho una base sicura, è mio fratello. E lui dice che i fratelli maggiori non valgono ma, detto da un figlio unico, credo abbia poco valore.

Dieci anni in un minuto

2004

Sappi che ti considero. E mi piaci.
Ma io non voglio più seguirti, voglio starti accanto.
E io voglio arrivare a riconoscerti mentre sei di spalle e cammini in mezzo alla folla.
Sai che ogni volta che ci vediamo, nella mia testa parte Eight days a week? È perché sono innamorata di te.
È perché sei matta. Ad essere innamorata di me, intendo.

2014
Sei tu, riconosco quelle spalle.
Ehi tu! Dopo qualche anno di perdizione, sei tornato perfettamente uguale ai giorni del liceo!
Ci pensi? È stato dieci anni fa.
Sono dieci anni che non sento più Eight days a week.
Cosa suona la tua testa, adesso, quando ti piace qualcuno?
Kalkbrenner. Ma quelli sono gli ormoni.
Sei più matta di prima. Sarai diventata una di quelle che si innamorano e non lo dicono.

Puntinismo di Novembre

• Quella sera che era ancora sera, quando sei arrivata, saranno state le otto o forse le nove, quella sera che d’un tratto è diventata notte fonda e tu non hai visto quella trasformazione lenta, anche se eri sveglia. Saranno state tutte quelle risate a coprire lo scorrere del tempo. O forse la felicità, forse solo la muta neonata felicità.

• Non hai mai smesso di cercare i tuoi Posti nel mondo, forse hai esitato per qualche mese, ma non hai mai smesso veramente e ora ne trovi di continuo, di Posti per te, in questo mondo. E che tu sia in una sala a specchi ad allenare i muscoli o nel cortile di un locale a ridere con un amico, che tu sia a casa da sola o in auto nel traffico, senti di essere sempre al posto giusto. Senti il viso che si distende, senza che tu glielo abbia ordinato.

• La mattina varchi la soglia di quell’antica masseria, sorridi a tutti dispensando saluti e il mondo fuori diventa una cosa piccola, piccola e gestibile. “Hai presente quando da bambino non riesci a prendere sonno e sei disperato e vuoi solo che la mamma ti tenga la mano? Stanotte ho sognato di non riuscire a prendere sonno, poi arrivavi tu e mi passavi l’indice lungo l’attaccatura dei capelli e mi dicevi che l’insonnia è una cosa da veri sognatori. Chissà che cosa intendevi.”

• E quando un poliziotto le intima di non ridere, lei risponde “Va bene, allora invece di ridere con lei del sistema, vado a ridere di lei col vicino”. Le tue amiche e la loro forza dirompente. Come non amarle.

•  Hai avuto due percezioni contemporanee ed opposte: tutta quella gente intorno era ferma, immobile, delle statue di cera, mentre voi vi muovevate furiosamente, lasciando che le mani fossero libere di andare ovunque; eravate fermi, immobili, in un incastro perfetto di arti ed intenzioni, mentre la gente intorno si muoveva perfettamente a ritmo, voi due fermi, immobili, nel mezzo di una marea di persone in movimento, perfettamente sincronizzate.

Sky and sand è la canzone da vestizione di questo mese. Accenni qualche passo di danza, mentre ti vesti davanti allo specchio, hai riguadagnato tutto ciò che avevi perso, non sembri più un’ombra. E stai bene, ora puoi dirtelo sorridendo.

November breaking news

baronciani - Munari

Piccole influenze ed un paio di mani fredde da scaldare guardando Miyazaki; riuscire a distinguere l’ondata di ossitocina, mentre si cerca la posizione più comoda per restare rivolti verso lo schermo, pur senza separare alcuna millimetrica porzione del proprio corpo da millimetriche porzioni del corpo dell’altro. Mattinate fredde e soleggiate in cui alcune persone confessano cose che potrebbero sembrare bruttissime per le conseguenze che hanno comportato, invece sono bruttissime per il disagio dal quale sono state causate. Chiacchiere con le amiche e la riscoperta di un lato del femminile messo da parte, in questi due anni, nel disperato tentativo di piacere agli altri, smettendo di preoccuparsi dell’effettivo piacere procurato dagli altri (e ritrovare quella frase, in mezzo a delle pagine che un tempo facevano solo ridere, quella frase sul fatto che quando si cerca di piacere agli altri si perde quel che abbiamo di tagliente che colpisce al primo incontro e ci si lega alla lunga catena di umana fallibilità). Passare dei momenti immersa in una solitudine che non spaventa, ma riconcilia e non tremare più ascoltando una voce che per lungo tempo ha saputo dire, in modo poco bilanciato, parole dolci e parole atroci e i sei un incubo, i ti amo, i non provo attrazione per te, i mi manchi già, i saluti in stazione, i messaggi di buonanotte, le lotte di solletico e tutta un’intera e tormentata ed inutile e totalmente ingiustificata storia si raggomitola e si mette in un angolo mentre restano in primo piano, perfettamente a fuoco, tutti i brevi caldi intensi momenti di ogni giorni in cui sei tu a scegliere e la smetti di farti scegliere.

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