Svarioni

Ti sento sbuffare, ansimare, guardo i pori della tua pelle dilatati, le chiazze rosse sul viso. Ci guardiamo negli occhi mentre mi dici di essere stanco, ma questa volta non capisco veramente cosa intendi.
D’un tratto, vedo le palpebre che ti si chiudono in slow motion, vedo il tuo corpo accasciarsi, vedo il mio braccio che ti si infila dietro la schiena nel vano tentativo di sorreggerti. Infine, sei a terra, privo di sensi, mi blocchi un braccio ed una gamba col peso del corpo. Chiedo aiuto agli altri che arrivano subito.

Ci guardiamo negli occhi, mentre mi dici di essere stanco. I tuoi occhi sono la prima cosa che mi si è parata davanti, in quel primo giorno, e il tuo nome è il primo che ho memorizzato, grazie a quegli occhi, chiari, arrabbiati, che, prima di lasciarsi stringere da un sorriso, scrutano, indagano. Mi piace sempre cogliere il momento in cui si rilassano e si inarcano, mentre per un attimo si dissolve la nebbia di cattivi pensieri che li rende opachi. Per portare in giro un paio d’occhi così, bisognerebbe avere il porto d’armi.

Ma questa volta non capisco veramente cosa intendi.  E ti rispondo come se parlassi di stanchezza psicologica, attacco a parlare del tempo, di alcuni desideri da tenere a freno e di un sacco di altre cose che non c’entrano nulla col fatto che

D’un tratto, vedo le palpebre che ti si chiudono in slow motion. La tua schiena, il mio braccio, il tuo corpo privo di sensi. Chiedo aiuto agli altri che arrivano subito, ma non abbastanza da impedirmi di notare che il tuo viso disteso sembra un altro viso e più bello rispetto a quello che conosco, sfigurato dall’insonnia. E chissà come saresti fuori di qui, fuori dalla tua vita, con un’altra vita addosso.

- Speravo di svegliarmi con Gruff, Svarionato, ce l’hai presente?
Forse.

La conclusione del venerdì

Delle altre conclusioni d'autunno

- Smettila di leggerlo, è un messaggio troppo lungo e si vede che hai la faccia triste.

Alzo lo sguardo dal telefono, il mio vodka sour è pronto sul bancone, mi giro a sinistra e vedo questo tipo, pallido, allampanato. Un viso, nel suo essere irregolare, che mi ricorda qualcosa, non so bene perché.
Per una volta, decido di non essere sgarbata con lo sconosciuto di turno che cerca di rivolgermi la parola: gli dico che ha ragione, rispondo velocemente a quel messaggio lungo e spiacevole e metto via, per un attimo, il cellulare. Poi lo riguardo e ricordo.

Estate di qualche anno fa, festa in riva al mare, una di quelle sere in cui, inspiegabilmente, mi sento bella.
- Scusa, hai da accendere?
- Sì, un attimo.
Rovisto velocemente nella borsa e, sotto ai cumuli di cartacce e inutilità che puntualmente mi dimentico di gettare via, trovo il Clipper, glielo porgo distrattamente.
- E allora accendi ‘sta canna.

Quindi, non dico nulla, prendo il cocktail, sorrido e raggiungo nuovamente le mie amiche. Ma tu, sconosciuto, a distanza di anni, vinci sempre su tutti. Vinci su chi mi invita a non rivolgergli più la parola, vinci su chi fa finta di confondermi per la sua consulente e nasconde una brutta notizia in un mare di confessioni che non mi interessano, vinci sugli uomini belli dai brutti comportamenti e su chi agisce da adolescente pur avendo compiuto sedici anni già quasi tre volte.
Io, in certi giorni, non so bene se avere fiducia negli esseri umani, nell’altro genere, nelle amiche, nella fondamentale bontà d’animo degli altri; so solo che mi basta concentrarmi su un bel dettaglio ed usarlo come bussola per venir fuori, almeno per qualche ora, dal tunnel del dispiacere.

Conclusioni d’autunno

Quei due, cose belle, non se ne erano mai dette più di tante, neanche nei periodi di innamoramento pieno. Figuriamoci, ora, come gli veniva semplice odiarsi ed insultarsi e mal tollerarsi a vicenda. Figuriamoci come era fluita facilmente quella frase, quella constatazione sulla scarsa presenza di spirito di lui, riassumibile con un aggettivo. povero, ed un sostantivo, coglione.

Le relazioni, a volte, partono sghembe, a singhiozzi. Le relazioni, a volte, finiscono con uno strappo secco, neanche tanto doloroso come potrebbe sembrare. Che poi queste cose succedano solo a volte, a guardarla da un punto di vista esistenziale più ampio, è una gran fortuna.

Dei ritorni

SchieleGuardo la città farsi sempre più piccola, laggiù, mentre l’aereo mi riporta verso casa, verso l’autunno piovoso, verso le mie giornate ormai scandite da ritmi predefiniti. Penso alla mia frase “Non succederà mai, scordatelo!”, penso che poi le cose succedono e dimentico persino di essermi espressa in quel modo, solo pochi giorni prima. Penso che le cose belle succedono, semplicemente, se ci si abbandona al flusso e fa niente se mi sudano le mani o se, in due giorni, divento rossa più volte di quanto sia accaduto nell’ultimo anno. Penso che la semplicità di una passeggiata o delle risate con una persona che sembra capirmi renda, in poco tempo, i dispiaceri, il rancore e l’angoscia un gomitolo ordinato, decisamente più gestibile. Penso alla mia voglia di condivisione che sembrava svanita e, invece, eccola, si era solo nascosta per periodi migliori. Penso al fatto che molte persone non mi piacciano, ma poi ci sono quelle che mi piacciono e mi piacciono molto.
Eccomi arrivata, un’ora e mezzo passata a pensare a tutte queste cose, una distanza che si colma, per ora, con una manciata di ricordi piacevoli, con la scia di un profumo legnoso e con l’ultima immagine di occhi scuri e profondi.
In un attimo, mi si affacciano alla mente mille idee, sull’imminente futuro, cose da fare, posti da vedere, tempo da trascorrere.
Per adesso, torno a casa. Ma come vorrei che il tempo passasse sempre così velocemente.

Prospettive

Cosa pensi di fare, una volta fuori di qui?

Ritornerò a lavorare e cercherò di ricontattare mio figlio, ormai abita a Roma e non mi parla da anni. Mi manca.

Cercherò di organizzare casa, lavoro, famiglia. Ho un po’ di pezzi da rimettere insieme.

Combatterò la solitudine.

Non lo so ancora bene, ma se vuoi posso farti l’elenco delle cose che ho intenzione di non fare, tipo cacciarmi nei guai con la legge o bucarmi o ritornare ad amare l’alcool. Per il resto, ancora non lo so bene.

E tu, tu che ti addormenti mentre noialtri chiacchieriamo sul divano?

Io andrò a Parigi per Capodanno, qui in Italia se la sognano, una notte del genere.

Subito dopo aver risposto, torna a dormire.

Tu, Bi, tu hai vinto il premio Migliori prospettive post-riabilitazione.

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