“Quante volte te lo devo dire,
se ti metti così vicino alla televisione ti fa male al pisello”
(The Goonies)
Inizierò dicendo che mi piacciono tante cose, tra cui: il caffè e i souvenir di cattivo gusto. È anche opportuno sottolineare che le cose che mi piacciono si comportano solitamente lungo un continuum che va dal polo “tendermi perfidi tranelli, sfruttando il proprio appeal” al polo opposto “salvarmi la vita o perlomeno il lato sociale di essa”.
Qualche giorno fa, se non fosse stato per una cartolina kitsch che stavo scrivendo, con la ferma intenzione di spedirla da una città diversa da quella che rappresenta, e che mi ha tenuta lontana per pochi minuti dal mio hobby mattutino (preparare la moka, metterla sul fuoco con il coperchio alzato e fissarla dall’alto, sino al momento catartico in cui il caffè sgorga da quel componente lungo che sembra un comignolo e del quale ho sempre ignorato il nome), probabilmente, mi sarei trasformata in Sloth dei Goonies e avrei passato il resto della mia vita a ricordare l’esplosione della moka, mangiando snack di bassa qualità in qualche buia mansarda.
Invece, ho ancora la faccia perfettamente (ok, quasi) simmetrica, mia madre mi permette di vivere negli spazi comuni della casa e, ad ogni tazza di caffè, ricordo di essere ormai moralmente obbligata a prediligere le cose che mi piacciono e che tendono al polo “salvarmi la vita…”. Sto dunque rispolverando tutti gli oggetti più insulsi raccattati durante i viaggi, spolverandoli e mettendoli in mostra, e mi sto lentamente abbandonando ad una disperata astinenza da caffeina.
Di notte, non ho mai dormito meglio.
