Puntinismo di Marzo

• Avresti voluto che ti vedesse con la sua collana di perle e quel tubino nero quando, per l’ennesima volta nella tua vita, ti affidavi all’improvvisazione e all’ispirazione del momento e, per l’ennesima volta nella tua vita, ti andava tutto alla grande, ennesimo rinforzo positivo per la tua totale mancanza di metodo. Avresti anche voluto che ti abbracciasse per prima mentre, ubriaca di adrenalina, continuavi a ripetere “Oh, non ci credo. Non ci credo!”. Ma non c’era e non ci sarà nemmeno in tutti gli altri giorni importanti della tua vita e tu hai capito che vale la pena festeggiare con chi c’è, festeggiare la gioia di esserci, tutti insieme.

• La stampa enorme di uno dei quadri in cui ti riconosci maggiormente sovrasta il tuo letto. Una nuova vita è iniziata e tu non ti senti scarica come prevedevi. Ma piena di slancio.

• La primavera è arrivata mentre eri seduta ad un tavolino a parlare di ciò che ami, a ridere, a sentirti capita. Il sole ti infastidiva gli occhi acquosi di allergia e tu ridevi e ridevi e ridevi e per una volta non badavi agli uccelli che svolazzavano tutt’intorno.

Eri ad una festa, ballavi, dopo mesi ti sei sentita di nuovo bella, bella per te e ti è venuta fame. Dopo mesi.

• Trovi un video online: eri ancora dentro tua madre che era dentro la sua 127 rossa che avanzava nella neve. Neve che ti è stata descritta tante volte perché in questa fetta di terra non se n’è mai vista tanta tutta insieme come nelle settimane che hanno preceduto la tua nascita. Trovi un video online, lo guardi mentre sei ancora a letto, piangi e, quando le lacrime ti si seccano lungo le guance, decidi di tirarti fuori dalle coperte ed iniziare a festeggiare il tuo compleanno.

• Persone che tornano da te. Persone che iniziano a diventare importanti. Persone importanti che svaniscono dietro distanze e dissapori. Persone. Vorresti averle sempre tutte intorno o, al massimo, portartele in spalla come dentro ad uno zaino, ovunque tu vada.

Testaintasca!

Non è solo perché il più bello del gruppo è uno dei miei migliori amici e allora sono di parte.

È che a me piacciono davvero tanto e vorrei farli conoscere a tutti prima del 4 febbraio, giorno in cui uscirà il loro primo disco, in modo da poter dire poi….”eh, ve l’avevo detto!”. Ma quanto piace, a me, dire “Ve l’avevo detto!”?

Qui per ascoltarli e vedere qualcosa e qui per restare aggiornati!

E, Maledizione, è bella anche la copertina!

Testaintasca - Maledizione 04/02/2014

Testaintasca – Maledizione!
04/02/2014

Le parole degli altri

Balthus "Thérèse rêvant", 1938

Balthus “Thérèse rêvant”, 1938

Ti ritrovi solo nelle parole degli altri, ultimamente.
In quelle sintetiche di chi ti conosce da mezza vita e allora ti butta lì due frasi, sapendo che saprai giungere alla giusta conclusione e, in fondo, sperando che tu ci giunga presto, a quella giusta conclusione.
In quelle di incoraggiamento di chi ti conosce davvero da una vita e non si preoccupa di darti logica, ma solo affetto perché dopo tanti anni  è davvero la cosa che vi viene più naturale,  darvi affetto a vicenda, affetto incondizionato e difensivo e chiuso, come alla scuola materna quando vi prendevano in giro e voi condividevate giochi e pastelli solo tra voi due.
In quelle d’Amore di chi ti ha avuta per i tuoi cinque anni migliori, quegli anni in cui te ne sono successe davvero di tutti i colori, cose belle e cose orrende, e tu, tutto sommato, continuavi a sorridere e fare progetti e comprare montagne di libri perché sapevi che avresti trovato il tempo da dedicare ad ognuno di loro, in un modo o nell’altro. E poi quei cinque anni sono finiti, ma continuano ad arrivarti parole, signori miei, parole che hanno un peso ed un odore specifico che non puoi proprio ignorare.
In quelle che tua madre non ha l’opportunità di dirti, ma sai già quali sarebbero e ormai sai fartele bastare.
In quelle ambivalenti, o a volte totalmente anaffettive, di chi credeva di poterti fare a fette e, come una crostata venuta male, prendere la parte buona e buttare via il bordo più duro.
In quelle di un libro che ti sei regalato per augurarti una rinascita e ti metti a leggerlo sotto il plaid e, dopo mesi, non ti senti sola ad essere sola.
Ti ritrovi nelle parole degli altri, ma non viene fuori un disegno unitario,  per ora. Ritrovi una persona che sa distinguere ciò che le fa bene e ciò che le fa male, ma spesso continua a dedicare le sue energie solo a ciò che la danneggia, una persona capace di provare legami assoluti, ma che solo poche volte non si sente vulnerabile ad esprimerli e verbalizzarli, una persona che, attraverso intrecci sconosciuti dell’essere un essere umano, può risultare amabile e può risultare anche inutile, sostituibile in un batter d’occhio. Ti ritrovi, a pezzi, ti ritrovi come un abbozzo, un progetto in divenire, ma, le parole di quel libro ti dicono che anche solo questo costituisce un ottimo punto di partenza.
E, infine, le parole che ti dici ti dicono che ora è finalmente Tempo di ri-partire.

Puntinismo di Dicembre

• Il piacere di un bagno caldo e David Foster Wallace sono le uniche certezze che ti restano a dicembre, quando subisci distacchi e, nel ricucirli, ti accorgi di quanto sia difficile, insensato, rendere reali, per filo e per segno, i propri desideri.

• Ci sono persone capaci di scambiare la tua semplice ed immotivata voglia di chiacchierare con una qualche forma di interesse erotico-sentimentale, interesse che non hai provato né espresso neanche quando ne hai avuto occasione. Ci sono persone che non senti per mesi, invece, e che, fiutando il tuo malumore, iniziano a telefonarti quotidianamente e farti ridere di risate antiche. Ci sono persone che ti fanno compagnia in libreria e con le quali, tornando a casa, ascolti tanta buona musica e ti confessano che a loro il trip-hop sa di bagni pubblici russi e di degrado e tu invece descrivi una città fuori che si muove veloce, ma tu, al di qua di vetri insonorizzanti, ti limiti solo a guardarla, mentre sorseggi del vino rosso.  Ci sono tante persone, a dicembre, ma mancano quelle che ti farebbero stare meglio.

• È un dicembre in cui ti senti creditrice nei confronti della vita e non sai bene da dove iniziare il recupero. Ricordi l’imperativo Un giorno alla volta, senza contare tutti quelli passati né tutti quelli a venire.

• Da mesi, ed anche in questo, James Franco fa la comparsa nei tuoi sogni: attraversa le strisce in direzione opposta alla tua, guardandoti per pochi infiniti secondi; paga ed esce dal bar nel quale tu ti sei appena accomodata; è in coda davanti a te all’ufficio postale, ma troppe persone vi separano. Il casting del tuo inconscio basta a farti capire che ti ami, magari a volte questo amore non è consapevolmente corrisposto, ma ti ami tantissimo.

• Passare del tempo da sola, ti dice, ti aiuterà a capire che la solitudine è proprio come la compagnia, c’è quella buona e quella cattiva e ora devi impiegare le tue energie per trasformarla tutta in solitudine di primo tipo, la solitudine del non-bisogno. Poi ti nomina Canzone di Notte n.2, l’ascoltate in silenzio, sorridendo. Avrai solitudine buona, certo, ma intanto, la sua è di sicuro una buona compagnia.

• Il libro migliore di quest’anno è Dieci dicembre di Saunders, la storia d’amore più bella mai esistita è quella di Lenore Doolan e Harold Morris, la commedia che ti ha fatto riflettere di più si chiama Ruby Sparks e hai ascoltato i Boards of Canada anche mentre impastavi focacce. E sei arrivata alla fine di dicembre stanca e con l’affanno, sai che ora non ti resta che respirare profondamente e ricominciare tutto da capo, come hai fatto tante tante volte.

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